Non è difficile reperire informazioni sugli accordi stipulati tra Agenzia Industrie Difesa, a cui fa capo lo Stabilimento Militare di Munizionamento Terrestre di Baiano di Spoleto, e diversi attori del settore bellico come Leonardo e KNDS Ammo Italy, o sulle dichiarazioni del ministro Urso sul ruolo di AST nella produzione di armamenti. Si tratta di piani decennali di investimento finalizzati alla reindustrializzazione di questi siti produttivi nell’ottica del massiccio aumento delle risorse destinate alla difesa previsto per i prossimi anni dal piano ReArm Europe e dall’aumento al 5% della quota di PIL destinata alla spesa militare per la NATO.
Il governo regionale a guida PD non è certo all’oscuro di questi piani di reindustrializzazione militare. Al contrario: nel contesto di un incontro per il rilancio dell’AST di Terni che si è tenuto lo scorso maggio al MIMIT tra il ministro Urso, l’AD di Arvedi Mario Caldonazzo, la presidente Stefania Proietti e le organizzazioni sindacali, il ministro ha dichiarato “L’acciaio di Ast troverà utilizzo nei settori ad alta tecnologia e che stanno registrando una forte crescita, come la Difesa, l’Aerospazio e l’Energia” (fonte, Corriere dell’Umbria, 02/05/2025). A questa dichiarazione ha fatto eco la proprietà dell’azienda affermando che “Gli investimenti previsti dal piano finanziario andranno avanti a prescindere dagli accordi di programma” (fonte: l’Unità, 11/05/2025), vale a dire: la riconversione a fini bellici si farà e la regione deve adeguarsi.
L’Umbria diventa quindi parte integrante della colossale riconversione industriale a fini bellici che la borghesia monopolistica ha adottato come soluzione alla profonda crisi che attanaglia il sistema industriale italiano ed europeo, soluzione che non può che avere come esito una guerra generalizzata, dato che le armi prodotte andranno poi utilizzate. Tutto questo avviene con la complicità della giunta Proietti e nel silenzio della sua ala sinistra, che la affianca al governo dell’Umbria, foglia di fico utile soltanto a imbrogliare quei settori popolari che ancora credono alle vaste alleanze “progressiste” e “antifasciste” a guida PD.
Ad aumentare il livello di ambiguità del campo largo al governo della regione è la mozione approvata in consiglio regionale su proposta del consigliere Lisci (PD), che sollecita un adeguamento alla nuova situazione dei livelli occupazionali e retributivi e della sicurezza per l’SMMT di Baiano di Spoleto. Così la pantomima è completa: mentre il Pd cerca di accattivarsi i settori della società umbra che esprimono la loro risoluta opposizione al genocidio in corso a Gaza sostenendo iniziative come la Global Sumud Flotilla, favorisce la riconversione di importanti industrie umbre alla produzione di armi, guardandosi bene dal rompere ogni rapporto con lo stato sionista che rappresenta un importante sbocco commerciale per le nuove produzioni belliche; finge di schierarsi con i lavoratori di Baiano e Terni sollecitando l’innalzamento dei livelli occupazionali, l’adeguamento della sicurezza e la riduzione dell’impatto ambientale in quei siti produttivi (non poteva mancare un po’ di greenwashing), ma solo per assicurare che la riconversione a fini bellici vada a buon fine, ricattando di fatto gli abitanti di territori ormai privi di altre opportunità occupazionali e assicurando ricchi profitti ai monopoli dell’apparato militare-industriale.
Dove sono finiti i consiglieri di Alleanza Verdi Sinistra e del Movimento 5 Stelle? Gli stessi che, nei parlamenti nazionale ed europeo, si dichiarano contrari al riarmo e si ergono a paladini della pace? È forse che, nel quadro compromissorio del cosiddetto “campo largo” guidato dal PD, queste posizioni valgono meno che sui palchi mediatici e vengono annullate in nome della “responsabilità istituzionale”?
Noi comunisti non ci facciamo illusioni. Vigileremo con attenzione su ciò che accade nei contesti industriali umbri legati alla produzione di armi, coerentemente con lo spirito internazionalista che ci contraddistingue e con la nostra contrarietà alla guerra imperialista verso cui i monopoli finanziari e i governi che ne sono espressione stanno trascinando il mondo. Chiamiamo i lavoratori delle aziende interessate da questa reindustrializzazione a vigilare sulla destinazione delle produzioni dei loro siti e a mobilitarsi per impedirne l’utilizzo in teatri di guerra come l’Ucraina o la Palestina, contribuendo così concretamente a fermare quelle carneficine. Denunceremo gli opportunismi di quelle forze politiche che, pur di restare stampelle elettorali del “campo largo”, rinunciano persino alla coerenza minima tra parole e atti concreti.
Perugia, 17/09/2025
Fronte Comunista – Fronte della Gioventù Comunista







