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L’UE, la NATO e le altre alleanze imperialiste: “fornitori di sicurezza” o strutture per un maggiore coinvolgimento militare a spese del popolo?

Contributo del Fronte Comunista alla teleconferenza dell'Azione Comunista Europea - Ankara, 06/09/2026

di Fronte Comunista
22/09/2026
in Estero
Home Estero

Cari compagni,

permettetemi innanzitutto di trasmettere a tutti voi, a nome del Fronte Comunista, un fraterno saluto e un sincero ringraziamento ai compagni del Partito Comunista di Turchia (TKP) che ospitano questo incontro.

Il tema che ci troviamo a discutere in questa occasione è di estrema attualità e importanza per i comunisti e la loro lotta, in considerazione dell’inasprimento della concorrenza internazionale tra paesi capitalistici che porta alla proliferazione dei conflitti militari, frutto dell’acuirsi delle contraddizioni intrinseche e insanabili del capitalismo, un modo di produzione in crisi generale che ha esaurito la sua funzione storica e genera per enormi masse umane povertà, barbarie, distruzione ambientale e guerra.

L’UE, come alleanza doganale, finanziaria e commerciale, è il risultato dello sviluppo e dell’espansione delle prime forme di integrazione tra stati capitalistici europei, ideate e promosse dagli Stati Uniti dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale. La necessità del capitale statunitense di assorbire la sovrapproduzione bellica attraverso la creazione in Europa di un vasto mercato di sbocco venne a coincidere con l’interesse dei capitalisti europei ad accelerare il processo di internazionalizzazione, superando la limitatezza dei singoli mercati nazionali attraverso la creazione di una zona di libera circolazione dei capitali. La diseguale, ma stretta, interdipendenza economica tra le due sponde dell’Atlantico che si creò allora è, quindi, cosa ben diversa dal rapporto neo-coloniale di cui fantasticano i sovranisti. Rispetto alle origini, i rapporti di forza economici all’interno del blocco euro-atlantico sono certamente cambiati. L’UE e i paesi che ne fanno parte si sono trasformati da mercato di sbocco per le merci d’oltreoceano in esportatori netti di merci e capitali verso gli Stati Uniti, configurandosi come loro concorrenti sul piano commerciale e, dopo l’adozione dell’euro, anche su quello valutario.

La forte esportazione di capitale, sia in forma di investimenti diretti che di portafoglio, dall’Europa verso gli USA, quindi l’entità degli interessi del capitale europeo negli USA, sono una delle ragioni, forse la principale, dell’allineamento europeo alla politica estera americana. Non vanno, però, dimenticate le ragioni più strettamente politiche che hanno portato a questo forte legame con gli USA. Innanzitutto l’architettura della sicurezza europea, concordata tra le potenze vincitrici della Seconda Guerra Mondiale nelle due sessioni della Conferenza di Potsdam nel 1945 che, per volontà di USA, Gran Bretagna e Francia, con la contrarietà dell’URSS, si basava sulla divisione della Germania e sull’istituzione delle cosiddette sfere d’influenza. Inoltre, la forza politica e militare dei partiti comunisti, reduci dalla resistenza armata contro il nazifascismo, la potenza dell’Unione Sovietica vincitrice della guerra e il prestigio di cui essa godeva tra le masse popolari dell’Europa, la formazione delle democrazie popolari nell’Europa Orientale, alimentarono nella borghesia dell’Europa Occidentale il timore che, su quella scia, potessero verificarsi rivolgimenti rivoluzionari con il sostegno dell’URSS. Da qui l’adesione al Patto Atlantico e alla NATO e la conseguente, volontaria, delega agli USA da parte della borghesia europea occidentale delle questioni legate alla difesa dei propri territori e del proprio dominio politico. Agli USA il capitalismo europeo affidò senza condizioni la creazione di quello “ombrello”, non solo atomico, che solo un revisionista come Berlinguer poteva considerare “protettivo” e che si caratterizzava per la sua funzione apertamente anticomunista e antisovietica.

Costruita intorno agli interessi strategici e alla politica estera antisovietica degli USA, con il pretesto della difesa collettiva del “libero occidente” da un’invasione sovietica che la propaganda borghese di allora spacciava per imminente, fino allo scioglimento dell’URSS la NATO non svolse missioni all’estero, ma operò pressoché esclusivamente entro i confini degli Stati membri in funzione di contenimento del movimento comunista e operaio con strutture clandestine “Stay-Behind”, come Gladio in Italia. In nome dell’anticomunismo, i “difensori della democrazia occidentale” non si fecero scrupoli a utilizzare criminali nazisti e fascisti, restaurandoli in cariche apicali nell’apparato repressivo e amministrativo dello Stato e nelle strutture NATO. L’impiego della NATO in operazioni di destabilizzazione, eversione, aggressione e invasione di stati sovrani è più recente ed è una diretta conseguenza della controrivoluzione in URSS e della dissoluzione del blocco socialista. È incontestabile che la liquidazione del socialismo, con la fine della cosiddetta “guerra fredda”, non abbia portato la pace e la prosperità promesse dagli apologeti del capitalismo, ma impoverimento di larghissime masse di popolo, distruzione ambientale, “guerre calde” diffuse e conseguenti catastrofi umanitarie.

L’UE, la NATO e le altre alleanze imperialiste: “fornitori di sicurezza” o strutture per un maggiore coinvolgimento militare a spese del popolo?

La crisi generale del capitalismo sta provocando la fine dell’ordine mondiale imperialista affermatosi dopo la controrivoluzione in Unione Sovietica. Gli USA si trovano oggi ad affrontare il proprio declino economico e politico come potenza egemone mondiale. Il tentativo di scongiurare l’inevitabile fine dell’ordine mondiale basato sulla loro supremazia e sul primato del dollaro, ne aumenta aggressività, prepotenza e inaffidabilità. È un tentativo che si manifesta non solo nell’inasprimento della competizione con la Cina per il primato nell’ambito del sistema imperialista mondiale, ma anche nella revisione dei termini, consolidati da decenni, del rapporto con gli alleati europei della NATO e dell’UE, anch’essi impantanati in una crisi durevole che ne provoca la sempre più evidente decadenza.

Il lavorio di destabilizzazione ed eversione in Ucraina, condotto dagli Stati Uniti con l’imbecille complicità dei vertici dell’UE, culminato con il golpe fascista del 2014 (presidente il democratico Barack Obama, così amato dalla sinistra borghese italiana) e la successiva guerra (alimentata dal suo successore, il democratico Joe Biden), fu concepito dagli USA e condiviso dall’UE come tentativo di sconfiggere la Russia per poterne agevolmente depredare le risorse naturali, come avveniva nei primi anni ’90. La guerra in Ucraina ha influito in modo devastante sull’economia dei paesi dell’UE. Grazie alla guerra, gli USA sono riusciti per la prima volta nella storia a soppiantare la Russia nel mercato energetico europeo, con un conseguente, fortissimo aggravio di costi delle forniture che ha compromesso seriamente la crescita del PIL, la produzione industriale e i livelli occupazionali dei paesi membri dell’UE. La Germania, principale economia europea, è in recessione conclamata per il quarto anno consecutivo e le economie degli altri paesi UE la stanno rapidamente seguendo. Le autolesionistiche sanzioni, soprattutto lo stop autoimposto all’acquisto di gas e petrolio russo, colpiscono le economie dei paesi UE, mentre si sono rivelate inefficaci nei confronti di quella russa. Constatata l’impossibilità di sconfiggere la Russia sul campo, l’attuale amministrazione statunitense ha ridotto il proprio coinvolgimento diretto nel sostegno al regime fascista di Kiev, ma ha inasprito le sanzioni unilaterali contro la Russia e prosegue nelle forniture di armi e dati d’intelligence all’Ucraina, però a spese della NATO e dell’UE, trasformando così la guerra in un’immediata fonte di profitto per i monopoli dell’industria bellica americana, grazie alla cieca furia guerrafondaia dei delinquenti di Bruxelles e ai demenziali impegni d’acquisto di armamenti americani da essi assunti nell’ambito del piano di riarmo europeo.

L’enormità delle risorse bruciate a sostegno del regime fascista e corrotto dell’Ucraina in una guerra manifestamente persa sul campo e l’ostinazione a prolungare lo spargimento di sangue e l’agonia dell’Ucraina potrebbero far dubitare della sanità mentale dei “difensori della democrazia” di Bruxelles e diventare materia di studio della scienza psichiatrica se non sorgesse il legittimo sospetto che i vertici della NATO e dell’UE siano coinvolti in un redditizio schema biunivoco di corruzione insieme ai loro sodali ucraini. I precedenti non mancano: dai cosiddetti Qatargate e Moroccogate, allo Pfizergate che ha visto coinvolta (non condannata) l’eroica “combattente per la democrazia a spese delle vite altrui” Von der Leyen, al caso della European Diplomatic Academy, per citare solo alcuni casi che hanno suscitato l’intervento della Procura Generale Europea (EPPO) per reati di conflitto d’interessi, corruzione, frode negli appalti, ecc..

In questo scenario, le vittime sono i lavoratori, massacrati dai loro sfruttatori, fisicamente sui campi di battaglia e, socialmente, con l’aumento di prezzi, tariffe e utenze, causato dalla guerra e dall’economia di guerra, a fronte di salari già da prima inadeguati al costo della vita. Poiché i fondi necessari in realtà non ci sono, il programma di riarmo dell’UE per 800 miliardi di euro, l’impegno a elevare la contribuzione alla NATO fino al 5% del PIL di ciascun paese membro e gli altri aumenti delle spese militari autonomamente decisi dai singoli stati appartenenti alle due alleanze in questione saranno finanziati aumentando la pressione fiscale e l’indebitamento pubblico, nonché tagliando ulteriormente, quantitativamente e qualitativamente, servizi essenziali e spesa sociale. In altre parole, il riarmo generalizzato, di cui beneficeranno i monopoli dell’industria bellica, verrà realizzato a spese dei bisogni vitali e drammaticamente urgenti delle masse lavoratrici. Non solo, ma i banditi guerrafondai di Bruxelles stanno già studiando come mettere le mani sui risparmi privati delle famiglie europee, stimati in circa 10.000 miliardi di euro, a giudicare da quanto accennato dalla Von der Leyen il 27 agosto all’incontro con gli industriali francesi. Poiché in parallelo si parla di riconversione di settori industriali in crisi, come l’automotive, alla produzione militare, è chiaro che queste risorse – non è chiaro con che modalità drenate dal risparmio – finiranno nei forzieri dei monopoli degli armamenti.

È compito di noi comunisti opporci con tutte le nostre forze alla realizzazione dei piani imperialisti del blocco euro-atlantico di cui i nostri paesi fanno parte. In uno scenario di guerra imperialista, in cui la NATO e l’UE sono palesemente coinvolte, i comunisti devono fare tutto il possibile, come ci ha insegnato Lenin, per la disfatta della propria borghesia sul campo di battaglia per favorirne il tracollo politico interno, senza per questo appoggiare nessuno dei campi imperialisti in lotta tra loro. La classe operaia ha senz’altro la forza di contrastare i piani guerrafondai imperialisti, come hanno recentemente dimostrato i lavoratori portuali. Se noi comunisti sapremo adeguatamente organizzarla e motivarla, la classe operaia avrà la forza di impedire la realizzazione del programma di riarmo europeo, presupposto dell’ulteriore coinvolgimento dei nostri paesi nella guerra imperialista, con tutti i rischi che derivano da una possibile escalation verso l’uso delle armi nucleari. Ci troveremo di fronte una propaganda terroristica forsennata sulla presunta “minaccia russa”, a cui peraltro solo pochi idioti ormai credono, ma soprattutto, ci troveremo di fronte al ricatto, rivolto alla classe operaia, “o produzione di armi, o disoccupazione”. Questo è un aut aut falso! Dalla produzione bellica dipende non l’occupazione, ma il profitto dei monopoli a essa legati, considerato anche l’indiscutibile dato di fatto che si tratta di settori ad alta intensità di capitale. A questo ricatto bisogna da subito rispondere con la rivendicazione di una riconversione dell’industria bellica dalla produzione di armi a quella di beni e servizi a uso civile per il soddisfacimento dei crescenti e urgenti bisogni materiali e spirituali delle masse popolari, per il loro benessere e per la tutela dei territori e dell’ambiente. Ci troveremo anche di fronte al linciaggio pubblico e alla persecuzione di quanti si oppongono al riarmo e alla guerra, in una vera e propria caccia alle streghe, peraltro già in atto nei confronti di coloro che si permettono di esporre opinioni sulla guerra imperialista diverse da quelle della propaganda borghese ufficiale. Lo stato borghese trasformerà anche la lotta per la pace, contro la guerra imperialista, in un reato, nel generale contesto dell’inasprimento della repressione e della criminalizzazione della lotta di classe (quella della classe operaia, non quella della borghesia, ovviamente!) e del dissenso, necessarie per imporre la ristrutturazione capitalistica e l’economia di guerra.

Con la liquidazione del sistema socialista e lo scioglimento del Patto di Varsavia le alleanze politico-militari, anziché scomparire, si sono moltiplicate, quasi sempre su iniziativa degli Stati Uniti, per effetto dell’aumento delle tensioni internazionali e delle occasioni di conflitto, prodotto dall’intrinseco carattere antagonistico e competitivo di un capitalismo in fase imperialista non più tenuto a freno dalla potenza dell’URSS e del blocco socialista. Per citare solo le principali, omettendo per brevità le alleanze economico-commerciali, oltre la NATO, oggi contiamo la CSTO (in russo ODKB), l’AUKUS, l’ANZUS, il NORAD, la FIVE EYES (alleanza di intelligence) e la PSDC in ambito UE.

A questo già nutrito elenco si è recentemente aggiunto il cosiddetto Accordo della Mecca, cioè l’alleanza militare tra Arabia Saudita, Pakistan e Turchia, con invito ad aderire indirizzato all’Egitto e all’Iran. Pur essendo troppo presto per trarre conclusioni definitive su questa nuova alleanza politico-militare, si può già dire che sembra riflettere una neonata sfiducia nella capacità degli Stati Uniti di garantire la sicurezza degli alleati nella regione del Vicino Oriente e del Mediterraneo Orientale, dopo la fallimentare performance americana dell’aggressione all’Iran. Certo è che l’Accordo della Mecca è destinato a ridimensionare la presenza, il peso e l’autorevolezza degli Stati Uniti nella regione. Resta da capire l’atteggiamento che l’alleanza terrà nei confronti di Israele e della questione palestinese.

La domanda retorica con cui l’argomento dell’incontro di oggi è stato introdotto non può che avere una risposta univoca. L’UE e la NATO sono state create dalla borghesia monopolista per il perseguimento dei propri fini di profitto e rapina in un quadro di rapporti di produzione capitalistici entrati da tempo nella fase imperialista. Antisovietismo e anticomunismo ne costituiscono la base ideologica. Per la loro origine, natura di classe e substrato ideologico sono strutture nemiche del proletariato e dei popoli, strumenti per la loro oppressione e il loro sfruttamento. Come Lenin ha magistralmente spiegato, la funzione e ragion d’essere di qualsiasi alleanza imperialista consiste nell’assicurare il dominio della borghesia sul resto della società e la supremazia – con le buone o con le cattive – sui concorrenti internazionali, assicurando il massimo profitto e la posizione dominante dei propri monopoli. Stante la natura non solidaristica e aggressiva dell’imperialismo, anche se presentate come alleanze “per la cooperazione” o “per la difesa”, in realtà sono sempre organizzazioni non “per”, ma “contro” tutto ciò che i capitalisti percepiscono come pericoloso per i loro profitti, cioè l’avversario di classe e i concorrenti. La proliferazione delle alleanze politico-militari ed economiche è il multipolarismo in atto che, in condizioni di imperialismo, accresce la competizione e le probabilità di scontro tra i poli imperialisti, anziché ridurle.

La NATO e l’UE in passato hanno già trascinato i nostri paesi in diverse guerre d’aggressione: in Iraq, Jugoslavia, Libia, Afghanistan. Oggi sono complici del genocidio del popolo palestinese, dell’aggressione dello stato assassino di Israele ai popoli siriano, libanese e iraniano e del criminale blocco con carattere di genocidio, imposto dagli Stati Uniti contro Cuba socialista. Spingono per coinvolgere i nostri paesi nella guerra in Ucraina più di quanto già non siano e preparano scenari analoghi in Moldavia, Transnistria, Georgia e Armenia, mentre cercano di aizzare l’Azerbaigian sia contro la Russia che contro l’Iran e individuano nella regione artica un nuovo terreno di scontro con la Russia. Il governo italiano è totalmente in linea con questa folle politica: produciamo i droni per l’Ucraina con i quali vengono attaccati obiettivi civili in Russia e, come se non bastasse, ci troviamo un corrotto criminale di guerra ucraino, neoassunto dal ministro Crosetto come consulente strapagato del Ministero della Difesa. La produzione in Europa per conto dell’Ucraina di armamenti che dovrebbero servire a colpire la Russia in profondità e la presenza nei nostri territori delle basi NATO e USA che forniscono supporto agli attacchi contro altri stati sovrani rendono i nostri paesi bersagli legittimi dei colpi di ritorsione. Come ha ben dimostrato la risposta iraniana all’aggressione da parte degli USA e di Israele, l’appartenenza ad alleanze imperialiste e la presenza di basi militari straniere nel territorio di un paese non costituiscono una garanzia di sicurezza, bensì sono un forte fattore di rischio di ritorsione. È davvero tempo di rompere con l’UE e con la NATO, braccio militare del capitale euro-atlantico!

In conclusione: le alleanze imperialiste non sono riformabili o democratizzabili, come tutti gli altri istituti del potere borghese. Neppure è serio pensare che possano “sciogliersi” motu proprio. Gli opportunisti che sostengono il contrario, in buona o in malafede, sono complici dell’imperialismo e creano pericolose illusioni. Occorre invece sviluppare la lotta per l’uscita unilaterale dei nostri paesi dall’UE, dalla NATO e da ogni altra organizzazione imperialista, nel più ampio quadro di un cambiamento rivoluzionario della classe al potere. Sarà un significativo passo in avanti verso il socialismo-comunismo.

FUORI I NOSTRI PAESI DALL’UE E DALLA NATO!

FUORI L’UE E LA NATO DAI NOSTRI PAESI!

Tag: Azione Comunista EuropeaimperialismoMovimento Comunista InternazionaleNATOUnione Europea
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