Intervento di Geōrgios Marinos, Ufficio Politico del Partito Comunista di Grecia (KKE)
Cari compagni e compagne,
A nome del Comitato Centrale del Partito Comunista di Grecia salutiamo calorosamente i membri e i dirigenti del Fronte Comunista e auguriamo sinceramente buon successo ai lavori del vostro 2° Congresso.
I nostri partiti hanno sviluppato rapporti di amicizia e fratellanza in condizioni difficili, servono con coerenza il principio dell’internazionalismo proletario, mettono le loro forze a disposizione per lo sviluppo della lotta di classe, il rovesciamento del capitalismo, per la nuova società socialista-comunista.
Partecipiamo insieme all’“Azione Comunista Europea”, che costituisce un’importante conquista del movimento comunista in Europa, e collaboriamo nell’ambito della “Rivista Comunista Internazionale”, lavoriamo per la creazione di un polo comunista, marxista-leninista e per la riorganizzazione rivoluzionaria del movimento comunista che sta affrontando una crisi ideologica, politica e organizzativa.
Siamo in conflitto con le classi borghesi dei nostri paesi, con gli USA, la NATO, l’UE e ogni alleanza imperialista. Crediamo nella lotta della classe operaia, nella lotta comune dei popoli che subiscono lo sfruttamento capitalistico, la povertà, la disoccupazione, l’esilio, le guerre imperialiste.
Il mondo capitalista è in fiamme, si intensifica la concorrenza per il controllo dei mercati, delle fonti di ricchezza, dell’energia e delle vie di trasporto, delle materie prime e per i profitti dei monopoli.
Condividiamo la valutazione del carattere imperialista della Cina e della Russia, dell’intensità della concorrenza tra USA e Cina per la supremazia nel sistema capitalista e dell’influenza che essa ha sugli sviluppi internazionali.
Condanniamo la guerra imperialista in Ucraina condotta e diretta dalle classi borghesi emerse dopo la controrivoluzione. Vengono uccisi il popolo russo e ucraino che per decenni hanno costruito il socialismo nell’Unione Sovietica.
Condanniamo lo Stato assassino di Israele che, con il sostegno degli USA, mantiene un’occupazione di lunga data ed è responsabile del genocidio del popolo palestinese e della distruzione del Libano.
Condanniamo l’attacco criminale degli USA e di Israele contro l’Iran, che ha appiccato il fuoco nel Golfo Persico e nella regione circostante.
Gli sviluppi sono molto pericolosi, il rischio di una generalizzazione delle guerre imperialiste è grande.
Rafforziamo la nostra lotta contro lo sfruttamento capitalistico e la guerra imperialista!
Esprimiamo la nostra solidarietà internazionalista al popolo russo e ucraino, al popolo palestinese per la propria patria entro i confini precedenti al 4 giugno 1967 con capitale Gerusalemme Est. Siamo al fianco dei popoli dell’Iran, del Libano, della Siria, di tutti i popoli che affrontano l’aggressività imperialista.
Esprimiamo il pieno sostegno dei nostri partiti alla rivoluzione cubana, a Cuba e al suo popolo e chiediamo la fine dell’embargo dell’imperialismo americano.
Abbiamo scelto la parte giusta della storia e continueremo così!
Cari compagni e compagne,
La fondazione del Fronte Comunista, così come il percorso promettente del Fronte della Gioventù Comunista (FGC), costituiscono una conquista importante in Italia, in un potente Stato capitalista in cui il movimento comunista subisce le drammatiche conseguenze dell’erosione opportunista, dell’eurocomunismo.
E voi, compagni, continuate in condizioni avverse la lotta per l’abolizione dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo. Non avete ceduto alle difficoltà e vogliamo dire a tutti voi di non sottovalutare ciò che avete realizzato. Avete gettato le basi e state costruendo il partito rivoluzionario, con organizzazioni nelle principali città, con passi avanti nel movimento sindacale operaio e in un percorso comune con la gioventù comunista che svolge un’azione significativa nelle università e nelle scuole, lottando per i diritti della nuova generazione.
Questa esperienza è preziosa, frutto del vostro lavoro, e può essere valorizzata per lo sviluppo del Fronte Comunista, per superare le debolezze e le carenze, rafforzare il lavoro di direzione, le infrastrutture di partito e la costruzione del partito in altre regioni, per rafforzare l’azione nei luoghi di lavoro e nei quartieri popolari, nel movimento operaio-popolare, nello scontro con la classe borghese, lo Stato borghese, la politica antipopolare del governo e degli altri partiti del capitale, liberali, di estrema destra e socialdemocratici.
Con fiducia in ciò che avete iniziato, potete farcela.
Il KKE sarà al vostro fianco, sosterrà la vostra lotta ed esprimerà l’internazionalismo proletario in ogni modo.
Sapete che il nostro Partito è passato attraverso ferro e fuoco, guidando la lotta per gli interessi della classe operaia, contro il capitalismo e lo Stato borghese in ogni periodo storico, nella lotta contro il fascismo, fonte vitale della resistenza nazionale e della lotta di liberazione contro l’occupazione nazista, con decenni di clandestinità, prigioni ed esili, dittature militari, con migliaia di morti e di irriducibili della lotta di classe come i 200 eroi comunisti di Kaisariani che marciarono con dignità, a testa alta, davanti al plotone di esecuzione nazista e che onoriamo con orgoglio.
Il KKE ha superato crisi e scissioni, si è rimesso in piedi, ha studiato la sua storia, le cause della controrivoluzione e del rovesciamento del socialismo nell’Unione Sovietica e negli altri paesi della costruzione socialista, ha conquistato una nuova strategia rivoluzionaria.
Con questa strategia procediamo oggi, nella nostra epoca, epoca di transizione dal capitalismo al socialismo-comunismo.
Abbiamo compiuto passi importanti nella costruzione del partito, nello sviluppo della Gioventù Comunista di Grecia. Il KKE è protagonista nella lotta di classe, nelle lotte dei contadini e della gioventù.
Il Fronte di Lotta di tutti i Lavoratori (PAME), all’interno del quale lottano i comunisti, conquista nuove posizioni nel movimento operaio, è la prima forza in centinaia di sindacati, in decine di federazioni e centri del lavoro, prima forza nella Confederazione Generale dei Dipendenti Pubblici e nel Centro Lavoratori di Atene, il più grande Centro Lavoratori del Paese. Seconda forza nella Confederazione Generale dei Lavoratori della Grecia, roccaforte del paternalismo operaio e della falsificazione. Lotta contro il sindacalismo padronale-governativo. Le forze della KNE sono la prima forza nelle università.
Tutto è stato conquistato con una dura lotta e non ci adagiamo sugli allori. Combattiamo le nostre debolezze. Abbiamo discusso in chiave comunista al recente 22° Congresso del nostro partito, abbiamo preso decisioni per rafforzare il lavoro di guida e il sostegno alle Organizzazioni di Base del Partito, per la costruzione del partito, la riorganizzazione del movimento operaio e l’alleanza sociale contro i monopoli e il capitalismo, e procediamo a costruire «un KKE forte, saldo in ogni difficoltà, pronto alla chiamata della Storia, per il Socialismo».
Intervento di Intervento di Eva García de Madariaga, Ufficio Politico del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna (PCTE)
Compagni, compagne, amici e amiche,
È un piacere tornare a Roma per parlare davanti a questa platea a nome del Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna. I comunisti, in Spagna come in Italia, condividono un obiettivo comune: preparare e rafforzare lo strumento per organizzare la rivoluzione come un compito attuale.
Così come oggi i nostri partiti assumono compiti analoghi per quanto riguarda la ricomposizione politica e organizzativa della classe operaia nei nostri paesi, contro le nostre borghesie nazionali — facenti parte delle stesse alleanze imperialiste, l’UE e la NATO —, la classe operaia spagnola e quella italiana sono fraternamente unite da profondi legami storici. Legami che fanno parte del filo rosso della storia di entrambi i paesi e che oggi ci uniscono nell’esperienza di aver combattuto contro nemici simili nella prospettiva di raggiungere le stesse aspirazioni.
Quest’anno, in cui ricorrono i 90 anni dall’inizio della guerra in Spagna, bisogna ricordare le migliaia di volontari e brigatisti che accorsero per combattere a Madrid, Guadalajara o in Aragona, dall’esilio di un’Italia in cui il fascismo era già al potere. Il filo rosso della storia nei nostri paesi è segnato anche dalla lotta contro l’eurocomunismo. In Spagna, dopo la guerra, vennero quarant’anni di dittatura, durante i quali i comunisti combatterono nell’esilio e nella clandestinità: condizioni difficili che, in un contesto internazionale di avanzata della controrivoluzione, nonostante l’impegno di molti compagni, favorirono la diffusione e il trionfo — come accadde anche qui in Italia — delle tesi eurocomuniste.
Sapete bene, poiché i nostri partiti condividono rapporti fraterni, che il PCTE è il risultato e l’erede attivo delle migliaia di militanti che in Spagna lottarono per ricostruire un Partito Comunista forte, unificato, con chiarezza strategica e flessibilità nella lotta; radicato nella quotidianità della lotta di classe. Ma questo Partito non nasce per decreto: viene costruito e organizzato sul terreno concreto della lotta di classe. Sono ormai cinque anni da quando il PCTE ha recuperato il programma politico bolscevico, cercando di sintetizzare nella strategia e nella pratica politica l’universalità dell’esperienza storica nazionale e internazionale della nostra classe. A partire da questa unità strategica, il III Congresso del PCTE, che ha avuto luogo lo scorso novembre, si è concentrato sull’approfondimento di quale modello di Partito sia necessario oggi per rendere il comunismo egemonico, per fare in modo che gli interessi e i desideri del proletariato siano quelli che dirigono il movimento di massa e, dunque, per comprendere quali fattori operino ancora oggi come ostacoli allo sviluppo e alla crescita di questo Partito.
Il grande compito che abbiamo di fronte è questo: come migliorare le forme e i canali per rendere reale quella politica leninista della fusione, per estendere la politica, l’ideologia e l’organizzazione del Partito verso l’esterno, verso il movimento di massa. L’eurocomunismo reintrodusse nei partiti una pratica elettoralistica, delegata, esteriore, fondamentalmente socialdemocratica, che trovò il suo rovescio nel settarismo e nell’isolamento. Oggi il nostro compito è recuperare ed estendere un’altra pratica politica: non delegata, ma esercitata; una pratica che nasca dal nucleo degli spazi di vita e, prioritariamente, dai luoghi di lavoro, dove ogni membro del Partito possa diventare organizzatore e dimostrare, in ogni scontro e in ogni conflitto, il bisogno e la possibilità del comunismo.
Di fronte al carovita e alla perdita del potere d’acquisto dei salari, di fronte ad ogni sfratto e ad ogni giovane a cui viene impedito l’accesso a un’abitazione, il Partito agisce organizzando ed esponendo le cause sociali di ogni problema, dimostrando la possibilità di un altro modo di organizzare la vita. In Spagna, negli ultimi mesi, la proposta comunista è stata presente negli scioperi del settore dell’educazione in tutto il paese, nelle scuole dell’infanzia, nel food delivery, nelle lotte del settore metallurgico a Cadice e in quelle del settore ferroviario; nelle mobilitazioni studentesche attraverso il ruolo della Gioventù Comunista (CJC) e in quelle per il diritto all’abitare. Lotte che, anche se frammentate e limitate dall’influenza e dal contenimento della politica socialdemocratica della “pace sociale”, dimostrano — come qui il NO al referendum e al riarmo — la vitalità della classe operaia.
Oggi il compito di unificare ed elevare ciò che ancora si presenta disperso e si sviluppa all’ombra della crescita reazionaria, della guerra e della militarizzazione dell’economia. Intanto, in Palestina continua il genocidio, mentre gli Stati Uniti e Israele hanno avviato un’offensiva in Medio Oriente con il rischio di un’escalation mondiale. Il governo spagnolo, sotto una retorica pacifista, promuove un’economia subordinata al riarmo, rafforza i monopoli del settore e dedica miliardi alla preparazione dei futuri conflitti. La parola d’ordine del “no alla guerra”, usata dalla socialdemocrazia per anni come “bandiera morale”, resta solo propaganda per giustificare un interesse geopolitico.
Noi non siamo ingenui. In un contesto di aggravamento delle contraddizioni capitalistiche, di aumento delle tensioni a livello internazionale, di crescita reazionaria generalizzata, la realtà nel nostro paese ci mette di fronte a rapporti di forza enormemente negativi per la classe operaia. Per questo, il compito di rafforzare i canali attraverso cui chi simpatizza con il programma comunista può stabilire legami con il Partito è complementare allo sforzo principale di aumentare la strutturazione in cellule nell’ambito produttivo e negli spazi di socializzazione della classe operaia. La parola d’ordine è sviluppare meccanismi per strutturare e sostenere ogni avanzamento: resistere meglio contro l’immediatezza della politica borghese. Contrapporre un’altra velocità.
L’attualità imperialista e la grandissima volatilità della politica internazionale ci obbligano ad essere pronti. Ma l’agilità necessaria non è precipitazione: la ricomposizione politica e organizzativa della nostra classe oggi ha bisogno di un Partito che, contro tutte le minacce imposte dal presente, sia sempre in grado, in ogni circostanza, di continuare la propria politica in maniera effettiva tra la classe, affrontando i suddetti pericoli e avanzando a partire dalla nostra agenda, dai nostri obiettivi e dalle nostre necessità. Cioè, un partito bolscevico che, nella sua preparazione, prepari estensivamente la classe operaia alle battaglie presenti e future.
Compagni, compagne, salutiamo il lavoro che il Fronte Comunista svolge in Italia, poiché è urgente che i partiti comunisti si rafforzino a livello nazionale e internazionale. Solo la classe operaia è in grado di sviluppare una politica reale di opposizione alla guerra e al riarmo, al carovita e all’impoverimento generalizzato. Il miglior argine contro la crescita reazionaria è la classe operaia organizzata. Il nostro compito oggi è preparare il Partito affinché sia capace di dividere politicamente i due mondi: quello del capitale e quello del lavoro, già divisi socialmente. Alzare la nostra bandiera. Ricomporre e unificare politicamente la classe operaia per la vittoria finale.
Viva il Fronte Comunista
Viva il PCTE
Viva l’Internazionalismo proletario
Intervento di Murad Akad, Consiglio Nazionale del Partito Comunista di Turchia (TKP)
Stiamo vivendo una fase di intensificazione dell’aggressività imperialista. L’offensiva in corso in Medio Oriente, la guerra in Ucraina e la pressione e l’ostilità dirette contro Cuba e l’America Latina dimostrano tutte che l’imperialismo sta portando avanti un’offensiva su ogni fronte.
L’imperialismo ha bisogno di Stati deboli: Stati che possano essere governati, manipolati e controllati con facilità. Il suo obiettivo è erodere le strutture statali, indebolire la sovranità e rendere i confini sempre più labili. I governi che rifiutano di allinearsi ai piani imperialisti vengono presi di mira per essere rovesciati, mentre tutte le forze che resistono a quei piani devono essere neutralizzate. Il Medio Oriente offre alcuni degli esempi più chiari e brutali di questa strategia.
Uno degli obiettivi centrali di questi piani è l’appropriazione di territori ricchi di risorse attraverso la rimozione di ogni ostacolo al dominio imperialista. Un altro è la creazione di aree di lavoro a basso costo, dove le popolazioni possano essere sottoposte a uno sfruttamento ancora più intenso. Regioni deregolamentate e Paesi frammentati servono precisamente a questo scopo. Il cosiddetto piano di pace proposto per la Striscia di Gaza potrebbe diventare il primo modello esplicito di un progetto di questo tipo.
A prima vista, può sembrare che l’imperialismo abbia ottenuto alcuni successi nell’attuazione di questi piani. L’attacco contro l’Iran è stato lanciato proprio con questa convinzione. Tuttavia, questa aggressione ha anche dimostrato che l’imperialismo non riesce sempre a imporre la propria volontà o a raggiungere così facilmente i propri obiettivi. Il popolo iraniano ha dato la risposta più chiara. Stringendosi attorno alla difesa della sovranità nazionale, ha dimostrato che la resistenza più forte all’imperialismo può nascere direttamente dai popoli stessi.
Allo stesso tempo, salutiamo la nobile resistenza del popolo cubano. Dopo che l’amministrazione di Donald Trump ha dichiarato che il continente americano sarebbe diventato una priorità strategica, Cuba — che subisce il blocco fin dalla rivoluzione — è stata sottoposta a pressioni ancora più pesanti. Il Paese sta affrontando enormi difficoltà, ma la rivoluzione resiste. Il popolo cubano ha superato molte prove e oggi ha bisogno più che mai della solidarietà internazionalista.
Nel frattempo, la prospettiva della guerra in Europa si fa sempre più concreta. Il conflitto in Ucraina non mostra alcun segnale di poter produrre nel prossimo futuro una vittoria netta per una delle due parti. Ogni giorno sempre più persone vengono trascinate in questo abisso. La classe capitalista europea, però, ne trae beneficio, poiché la guerra consuma continuamente armi e forniture militari. La riconversione dei grandi monopoli europei verso la produzione bellica rappresenta uno sviluppo particolarmente pericoloso. La militarizzazione, che accelera già da tempo, si è estesa a tutto il continente. Il capitale europeo si sta preparando alla guerra.
I contrasti tra Stati Uniti ed Europa non devono essere sottovalutati. Le contraddizioni sono insite nel capitalismo e periodicamente diventano più evidenti. Le tensioni tra USA e UE devono essere comprese in questo quadro. La NATO è diventata uno dei principali terreni su cui queste contraddizioni si manifestano. Gli Stati Uniti, in particolare, lamentano apertamente che gli alleati europei non abbiano fornito un sostegno sufficiente all’aggressione imperialista in Medio Oriente. Trump arriva perfino a parlare con disinvoltura dell’espulsione di alcuni Paesi dalla NATO.
Allo stesso tempo, le classi capitaliste americana ed europea restano profondamente intrecciate. I loro interessi sono troppo interconnessi perché possano muoversi completamente separate. Hanno individuato due avversari comuni: la Cina e la Russia. Possono competere e scontrarsi, ma difficilmente smetteranno di avanzare insieme.
Da questo punto di vista, è realistico attendersi decisioni di grande importanza dal vertice NATO previsto ad Ankara nel prossimo luglio.
Per il Partito Comunista di Turchia, questo vertice sarà uno dei principali terreni di lotta nei prossimi mesi. Avrà un’importanza particolare nel definire il rapporto tra la Turchia e la NATO.
L’attuale governo turco, che per un certo periodo aveva ottenuto maggiori margini di manovra grazie alla crisi e alle contraddizioni interne all’imperialismo, negli ultimi anni è tornato con decisione verso l’Occidente e la NATO. Si è schierato apertamente con il blocco occidentale nella guerra in Ucraina. Continua inoltre a collocarsi all’interno dei piani imperialisti per il Medio Oriente. Ha avuto un ruolo significativo nel portare al potere in Siria l’amministrazione jihadista. Se Stati Uniti e Israele fossero riusciti nella loro aggressione contro l’Iran, non sarebbe stato impensabile vedere la Turchia unirsi a quell’attacco nel giro di pochi giorni.
Allo stesso tempo, il governo cerca di sfruttare le contraddizioni interne all’imperialismo per creare nuove opportunità. Le ripetute difficoltà dell’Europa nei rapporti con gli Stati Uniti, lo stallo della guerra in Ucraina, la questione della Groenlandia e le crescenti tensioni interne alla NATO hanno spinto l’Europa a cercare alternative.
Il governo e la classe capitalista turca sostengono l’idea che l’Europa abbia bisogno della Turchia, affermando che essa possa colmare un vuoto strategico nella ricerca europea di nuove soluzioni.
Gli appelli a una cooperazione più stretta tra UE e NATO, così come al rafforzamento delle relazioni tra l’UE e i Paesi NATO esterni all’Unione, sono espressioni concrete di questo orientamento. Messaggi simili arrivano anche dagli Stati Uniti. Si sostiene che l’Europa possa compensare le proprie debolezze — soprattutto sul piano della difesa — attraverso la cooperazione con la Turchia e che il ruolo diplomatico turco possa servire gli interessi europei. Volodymyr Zelenskyy ha espresso questa stessa posizione quando ha dichiarato che l’Europa non potrebbe affrontare efficacemente la Russia senza la Turchia e l’Ucraina.
Anche sul piano pratico le relazioni con la NATO si sono intensificate. All’inizio del 2026 la Turchia ha partecipato massicciamente all’esercitazione NATO Steadfast Dart 2026, svoltasi principalmente in Germania e nella regione baltica. La Turchia ha dispiegato circa 2.000 uomini, tra cui una brigata di fanteria, unità navali e droni avanzati, ricevendo gli elogi del comando NATO.
Il Ministero della Difesa turco ha inoltre annunciato la creazione di un corpo multinazionale ad Adana e di un Comando navale NATO nella parte settentrionale di Istanbul. Questo comando svolgerà un ruolo strategico nella sicurezza del Mar Nero e nel controllo degli stretti. In breve, la Turchia approfondirà le operazioni militari congiunte con la NATO nel Mar Nero.
In queste condizioni, è inevitabile che il vertice NATO produca conseguenze pericolose per i popoli del mondo nel prossimo periodo.
L’agenda della NATO influenzerà profondamente l’agenda politica della Turchia nei prossimi due mesi. Il Partito Comunista di Turchia si sta preparando affinché la NATO riceva la risposta che merita.
Compagni,
Stiamo vivendo un momento storico difficile. Per questo motivo, le responsabilità che gravano sulle nostre spalle sono oggi più grandi che mai.
Uno strumento importante che stiamo costruendo insieme è l’Azione Comunista Europea. In molti Paesi, il movimento comunista internazionale è stato profondamente colpito dal revisionismo. Per questo è fondamentale che i partiti comunisti rivoluzionari si uniscano e lottino per guidare il movimento comunista su una corretta linea ideologica. L’Azione Comunista Europea deve servire a questo scopo.
Se riusciremo a guidare le rivoluzioni nel prossimo periodo, potremo aprire la strada per salvare l’umanità dalla direzione sempre più oscura verso cui viene trascinata. Per riuscirci, dobbiamo fare ancora di più di quanto riteniamo possibile.
Insieme, vinceremo.