Dal 22 al 24 maggio si è svolto il II Congresso del Fronte Comunista. L’Assemblea dei Delegati ha approvato all’unanimità le Tesi licenziate dal Comitato Centrale, tenendo conto della discussione di tutte le organizzazioni di base del partito. È stata, inoltre, approvata all’unanimità la seguente Risoluzione Politica.
Di fronte alla realtà del capitalismo le ragioni della prospettiva comunista, della costruzione di una società libera dallo sfruttamento dell’uomo sull’uomo e incentrata sui bisogni e le aspirazioni dei lavoratori, senza il dramma delle guerre e della miseria per i popoli, emergono in tutta la loro stringente attualità.
In nome del profitto, prosegue l’attacco generalizzato ai diritti e alle condizioni di vita e di lavoro della classe operaia e degli strati popolari, mentre la competizione imperialista tra i capitalisti di tutto il mondo minaccia di trascinare i popoli in una guerra generalizzata come mai era accaduto dalla fine della Seconda guerra mondiale a oggi.
L’acuirsi della competizione imperialista ha reso sempre più intenso lo scontro fra le potenze capitalistiche che si gioca sia sul piano economico e commerciale sia, sempre più frequentemente, sul piano militare, a dimostrazione che “la guerra è la continuazione della politica con altri mezzi”.
Le guerre imperialiste in Ucraina e in Medio Oriente, così come i numerosi focolai di conflitto attivi in tutti i continenti, non sono eventi accidentali ma espressioni strutturali di questa fase. Lo scontro apicale tra gli Stati Uniti e la Cina costituisce l’elemento caratterizzante dello scontro imperialista in questa fase.
In questo contesto è possibile vedere, da un lato, il blocco euro-atlantico USA-NATO-UE – pur attraversato da contraddizioni interne crescenti in particolare in merito all’atteggiamento nei confronti della guerra in Ucraina, ai dazi commerciali, alla transizione “verde” e ai rapporti con la Russia – che tenta di mantenere la propria egemonia nella piramide imperialista, percorrendo la strada del riarmo e dell’implementazione di un’economia di guerra. La NATO persegue l’obiettivo di portare le spese militari in tutti gli Stati membri al 5% del PIL, promuove l’allargamento ulteriore dell’alleanza e intensifica la preparazione per un conflitto su larga scala.
L’UE sta rafforzando, nella direzione del consolidamento dell’economia di guerra e della preparazione bellica, i fondi e i programmi esistenti e ne sta creando di nuovi per scopi militari, intensificando l’attacco ai diritti dei lavoratori e dei popoli. Piani come la cosiddetta “mobilità militare”, che l’UE sta realizzando insieme con la NATO, testimoniano la concretezza del rischio di una guerra imperialista generalizzata in cui i capitalisti si dimostrano pronti a trascinare i lavoratori e i popoli del continente.
Dall’altro, si consolida un nascente polo euro-asiatico attorno a strutture come i BRICS o l’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai, anch’esso attraversato da profonde contraddizioni interne e da interessi divergenti tra le borghesie nazionali che lo compongono.
Abbiamo denunciato sin dal primo giorno il carattere imperialista della guerra in Ucraina che vedeva da un lato il blocco USA-UE-NATO e dall’altro la Russia: la posta in gioco è sempre stata il controllo del territorio e delle risorse ucraine come elementi per acquisire vantaggio nella competizione imperialista a tutto beneficio degli interessi dei monopoli delle potenze capitalistiche in conflitto, lasciando che a pagare il conto siano i lavoratori e i popoli dei paesi coinvolti. Anche al prezzo di centinaia di migliaia di morti e milioni di profughi. Il tentativo di giungere a un compromesso temporaneo attraverso l’intervento degli Stati Uniti e il negoziato con la Russia, anche qualora dovesse avere successo, non elimina la tendenza generale all’acuirsi degli antagonismi imperialisti. Qualsiasi accordo temporaneo, infatti, apre inevitabilmente la strada a una nuova fase di intensificazione dello scontro tra le potenze capitalistiche.
In Medio Oriente, il dramma del genocidio in corso a Gaza e in Cisgiordania portato avanti da Israele – con il sostegno di Stati Uniti, NATO e Unione Europea – sta mostrando in modo evidente la barbarie di cui il sistema capitalistico è capace. Siamo sempre stati al fianco del popolo palestinese sostenendone il diritto a resistere con ogni mezzo. Rilanciamo il nostro sostegno alla causa del popolo palestinese, il diritto a uno Stato indipendente nei confini pre-1967 con Gerusalemme Est come capitale, e il diritto al ritorno dei profughi. Abbiamo denunciato le complicità del governo Meloni che, in nome della difesa degli interessi del capitale italiano, continua a sostenere le azioni criminali dello stato terrorista di Israele in aperto contrasto con il grande sentimento di solidarietà internazionale dimostrato dai lavoratori italiani nelle grandi manifestazioni dello scorso autunno.
L’escalation militare tra l’asse USA-Israele e l’Iran — culminata nel giugno 2025 con la “guerra dei dodici giorni” e ripresa con nuovi bombardamenti tra febbraio e marzo 2026 — ha portato la regione sull’orlo di un conflitto generalizzato, allargando ancora di più il dramma umanitario anche al Libano. Il piano USA-Israele della creazione dello spazio economico e geopolitico del “Nuovo Medio Oriente” si inserisce all’interno della competizione per l’attuazione della “Via del Cotone” (corridoio commerciale India – Medio Oriente – Europa, IMEC), in contrapposizione alla “Nuova Via della Seta” cinese e ai piani dell’Iran.
Ci schieriamo, come sempre, al fianco del popolo cubano nella strenua lotta contro l’aggressione imperialista da parte degli Stati Uniti. Riconosciamo il valore della Rivoluzione socialista cubana e il suo grande esempio di resistenza in condizioni di accerchiamento, nonostante le gravissime conseguenze dell’infame Bloqueo che da decenni strangola l’isola. Esprimiamo tutta la nostra solidarietà a Cuba, siamo in allerta rispetto ai possibili rischi, fino all’aperta aggressione militare, dovuti alle criminali mosse dell’amministrazione Trump e faremo tutto ciò che possiamo a sostegno del carattere socialista della Rivoluzione cubana e in solidarietà con il popolo dell’isola.
In termini più generali, riaffermiamo l’importanza della lotta politica ed ideologica contro i piani imperialisti USA-UE-NATO, di cui l’Italia è pienamente parte integrante a tutto vantaggio dei monopoli italiani e contro i bisogni e gli interessi dei lavoratori e del popolo. Conseguentemente, rafforzeremo l’impegno nella lotta per l’uscita dell’Italia dalla NATO e dall’UE e la chiusura di tutte le basi NATO e americane presenti sul territorio italiano.
L’importanza della chiarezza ideologica circa i compiti e la natura dei partiti comunisti in questa fase, e in generale, è fondamentale anche per il lavoro che dobbiamo condurre all’interno del Movimento Comunista Internazionale (MCI). La guerra imperialista in Ucraina ha aperto nuove fratture nella profonda crisi ideologica, politica e organizzativa del Movimento Comunista Internazionale. In questo quadro, riteniamo fondamentale difendere la concezione leninista dell’imperialismo, respingendo ogni visione che identifichi l’imperialismo con la sola politica estera degli USA e dei loro alleati, e che consideri “anti-imperialiste” altre potenze capitalistiche come Russia e Cina. L’emergere di un presunto “mondo multipolare” non costituisce una garanzia di pace né un progresso per i lavoratori: è uno sviluppo che porta all’intensificazione della competizione imperialista e avvicina la prospettiva di un conflitto generalizzato.
I nostri sforzi nell’attività internazionale dovranno continuare nella direzione della riaffermazione dei principi marxisti-leninisti e con l’obiettivo del rafforzamento di un polo rivoluzionario all’interno del MCI. Il nostro impegno nell’Azione Comunista Europea, di cui siamo cofondatori, nell’attività della Rivista Comunista Internazionale e nello sviluppo di relazioni bilaterali con partiti comunisti in tutto il mondo è orientato a sviluppare un’azione congiunta con quei partiti che difendono il marxismo-leninismo e l’internazionalismo proletario, combattono l’opportunismo e il riformismo, rifiutando ogni forma di alleanza con partiti socialdemocratici o liberali e qualsiasi prospettiva di amministrazione del capitalismo, difendono le leggi scientifiche della rivoluzione socialista, condannano la guerra imperialista e rifiutano di porre il movimento operaio alla coda degli interessi di una o dell’altra borghesia nazionale, stabiliscono legami e radici nella classe operaia, partecipano attivamente nel movimento operaio e nei sindacati, non separano la lotta contro la guerra e quella antifascista dalla lotta contro il capitalismo, che è la causa della guerra e del fascismo.
Sul piano nazionale, non possiamo ignorare che l’Italia è l’ottava potenza economica mondiale e la quarta esportatrice: non è una nazione oppressa né uno Stato a sovranità limitata, ma una potenza capitalistica a pieno titolo, che compartecipa alla competizione imperialista sulla base degli interessi del proprio capitale monopolistico. Il governo Meloni esprime con coerenza questa funzione: si è affermato come affidabile garante della fedeltà euro-atlantica dell’Italia, ha inviato armi al regime ucraino, ha garantito l’adeguamento delle spese militari agli standard NATO, si è reso il più spudorato difensore dello Stato di Israele nell’Unione Europea.
Parallelamente, sta perseguendo un posizionamento autonomo del capitale italiano in Africa attraverso il “Piano Mattei“, ambisce a «giocare su tutti i tavoli» nello scontro tra i blocchi e difende gli interessi dei monopoli italiani nelle aree di crisi. Il governo Meloni ha mantenuto piena continuità con le politiche economiche dei governi precedenti, intensificando l’attacco alle condizioni di vita dei lavoratori e segnando un passo in avanti nella repressione del conflitto sociale con una serie di decreti che rafforzano l’involuzione reazionaria delle istituzioni della democrazia borghese.
La sconfitta del governo al referendum costituzionale del marzo 2026 — con una partecipazione al voto in crescita e una larga affermazione del No, in particolare tra i giovani e nelle periferie — ha segnato un duro colpo per il governo. Le grandi mobilitazioni dell’autunno 2025 per la Palestina, gli scioperi generali del 22 settembre e del 3 ottobre, la manifestazione del 4 ottobre hanno dimostrato la capacità della classe operaia e degli strati popolari di mettere in discussione le politiche del governo. Il Fronte Comunista ha partecipato attivamente a quel ciclo di lotte e ne riafferma il significato: la forza della classe operaia, se mobilitata ed organizzata attorno a obiettivi chiari, può davvero essere il perno del superamento di questo sistema che genera miseria e guerra.
Alla luce di ciò assume ancora più importanza il consolidamento politico, ideologico e organizzativo che abbiamo conseguito col nostro II Congresso. Porre le basi affinché il nostro partito sappia sviluppare il proprio lavoro nella classe operaia e tra gli strati popolari e divenire per essi un riferimento rappresenta un obiettivo fondamentale, anche per evitare che grandi momenti di mobilitazione operaia-popolare vengano ricondotti nell’alveo del consenso alla politica borghese o si disperdano nello scoramento e nel disimpegno. Obiettivi che perseguiamo anche grazie allo sforzo congiunto con il Fronte della Gioventù Comunista nella ricostruzione comunista. In questa direzione dovremo essere pronti a smascherare il carattere borghese delle forze che compongono le varie forme di alleanza di centro-sinistra e che oggi portano avanti l’operazione del “campo largo”.
Quei partiti, che quando sono stati al governo hanno attuato le peggiori politiche antipopolari e che sono a favore del riarmo e del coinvolgimento dell’Italia nei piani imperialisti della NATO, servono gli stessi interessi di classe che anche il governo Meloni tutela. La classe operaia e i lavoratori non hanno alleati nei partiti dello schieramento borghese. La storia e le responsabilità dei partiti del centrosinistra nella realizzazione di tante leggi antipopolari, da quelle che hanno aperto alla precarizzazione del lavoro ai tagli a sanità e istruzione, sono lì a dimostrarlo. L’idea stessa che si possa amministrare, rendere più umano, il sistema capitalista è una chimera, fumo negli occhi dei lavoratori e degli strati popolari. Quegli stessi partiti che con le loro politiche hanno contribuito all’ascesa della destra al governo non hanno alcuna credibilità per candidarsi ad essere l’alternativa.
Il rafforzamento del Fronte Comunista, di cui con questo congresso abbiamo posto le basi, è volto anche ad avanzare nella nostra capacità di intervento politico diretto a contrastare il consenso che può eventualmente raccogliersi attorno a ipotesi come quelle del “campo largo” o a qualsiasi forma di prospettiva socialdemocratica. Dovremo sapere contrastare con le argomentazioni e l’azione politica il richiamo “frontista” per battere la destra, su cui il “campo largo” insiste in vista delle prossime elezioni politiche, indipendentemente dalla pervasività con cui sarà amplificato a livello mediatico. Rendere i comunisti un’alternativa sempre più credibile agli occhi dei lavoratori e degli strati popolari è una delle sfide che siamo consapevoli di dover raccogliere e alla quale ci approcciamo con la consapevolezza dei nostri mezzi, del contesto attuale e della forza delle nostre idee.
Con il nostro II Congresso, partendo da una valutazione franca dei nostri limiti e da una ricognizione concreta dei mezzi di cui disponiamo, abbiamo ribadito il carattere rivoluzionario del Fronte Comunista, individuato le misure necessarie a rafforzare la coesione ideologica dell’organizzazione e riaffermato i principi di funzionamento e operatività di un partito comunista coerentemente rivoluzionario. Il lavoro svolto durante la preparazione del Congresso ha già prodotto un importante recupero di energie e attivazione militante del nostro partito.
In continuità con questo slancio, in linea con il contenuto delle tesi che abbiamo discusso e approvato, abbiamo individuato indirizzi precisi per rafforzare la nostra capacità di intervento nei luoghi di lavoro, nel movimento operaio e sindacale, nella classe operaia nel suo complesso e nei movimenti di massa. In questa direzione lavoreremo per intensificare la lotta contro le politiche antipopolari del governo, denunciando al contempo il carattere di classe di ciascuna delle false alternative del bipolarismo, con l’obiettivo di raggruppare le forze operaie e popolari attorno al Fronte Comunista e aumentarne la capacità di intervento. Ci impegneremo per la lotta contro la guerra imperialista, contro la NATO e l’UE, coordinando la nostra azione con altri partiti comunisti della regione, nell’ambito dell’Azione Comunista Europea, contrastando gli obiettivi della borghesia italiana e dei partiti che ne difendono gli interessi e lavorando per organizzare la lotta per la chiusura delle basi USA-NATO nel nostro paese. Elaboreremo un quadro complessivo di lotte e intervento, in coordinamento con il FGC, per i salari, contro il carovita, per le pensioni, per le condizioni di lavoro e i diritti dei lavoratori, per l’abolizione delle leggi antioperaie e la riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, per una sanità, un’istruzione e un sistema assistenziale e di sicurezza sociale esclusivamente pubblici e gratuiti.
In linea con questi indirizzi di lavoro, con il nostro Programma, dovremo saperci rivolgere a lavoratori dipendenti del settore pubblico e privato, ai lavoratori autonomi, ai disoccupati, ai precari, ai pensionati, agli immigrati, ai giovani, agli studenti, ai piccoli allevatori e produttori agricoli — a tutti coloro che subiscono le conseguenze e le contraddizioni del capitalismo — affinché animino con il Fronte Comunista la lotta per l’alternativa rivoluzionaria alla barbarie capitalista, per il socialismo.







