Cari compagni,
il Fronte Comunista rivolge un caloroso saluto ai delegati e alla Presidenza del 3° Congresso e, attraverso di loro, a tutti i militanti del nostro partito fratello, il Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna.
Il capitalismo, nel suo stadio imperialista finale, è sempre più marcio e parassitario a causa delle sue contraddizioni intrinseche, che sono assolutamente irrisolvibili al suo interno. È ormai un dato di fatto che il capitalismo non riesce più a trovare una via d’uscita dalla “stagnazione secolare” che lo attanaglia e ci trascina da una crisi all’altra, chiamandole ogni volta con nomi sempre più fantasiosi: prima la crisi finanziaria dei subprime, poi quella del debito sovrano, successivamente la crisi pandemica, e infine la crisi bellica. In realtà si tratta di una crisi persistente di sovraccumulazione assoluta di capitale, che colpisce anche le economie capitaliste più dinamiche. Di fatto, in Cina e in India questo fenomeno si manifesta nel rallentamento della crescita del PIL. Naturalmente, ciò non è paragonabile alla deplorevole situazione economica di recessione che attraversa l’Unione Europea, aggravata dalla sua furia sanzionatoria anti-russa.
Questa generalizzata condizione oggettiva acuisce le rivalità e la competizione tra Stati e blocchi capitalistici, che cercano di garantirsi, per la propria supremazia strategica, il controllo delle fonti di approvvigionamento di materie prime ed energia, dei mercati per le merci, delle rotte marittime e terrestri attraverso cui esse transitano, nonché delle reti di comunicazione attraverso cui circolano le informazioni. Potenze capitaliste emergenti come Cina, India, Russia e gli altri paesi dei BRICS mettono in discussione l’egemonia statunitense e la dittatura del dollaro, rivendicando una nuova spartizione del mondo sotto lo slogan della “multipolarità”. In particolare, Cina e Stati Uniti competono sempre più apertamente per il primo posto all’interno del sistema imperialista mondiale.
Il capitalismo in crisi diventa sempre più aggressivo, come dimostra la proliferazione dei conflitti armati, sempre più numerosi e intensi, che potrebbero sfociare in uno scontro diretto tra potenze nucleari. Oggi il capitalismo è divenuto un fattore di grave rischio di distruzione delle forze produttive e del pianeta stesso.
Non abbiamo mai creduto al “pacifismo” della borghesia imperialista statunitense, che contraddistingue trasversalmente tanto i Democratici quanto i Repubblicani a seconda delle convenienze del momento. Pertanto, non crediamo alla volontà di Trump o degli USA di porre fine ai conflitti in corso. Gli Stati Uniti hanno oggi un interesse oggettivo alla prosecuzione della guerra in Ucraina, poiché traggono comunque enormi profitti dalla vendita di armi statunitensi all’Ucraina, armi pagate dall’Unione Europea e dalla NATO, anche se è ormai evidente che il blocco euroatlantico ha perso la guerra. Allo stesso tempo, l’UE accresce la propria dipendenza dalle forniture di GNL e di altri idrocarburi statunitensi, sebbene siano cinque volte più costosi di quelli russi. L’effetto combinato dell’aumento dei prezzi degli idrocarburi dovuto alle sanzioni anti-russe e della crescita delle spese militari, legata sia al piano di riarmo dell’UE sia all’impegno di ogni Stato membro verso la NATO di portare il bilancio militare al 5% del PIL, sarà devastante per la classe operaia e per i ceti popolari: inflazione, aumento del costo della vita, tagli alla spesa sociale. Tutto questo a vantaggio, in primo luogo, dei monopoli energetici e militari statunitensi e, solo in misura secondaria, di quelli europei che producono armi. Inoltre, in un perfetto scenario di economia di guerra, i capitalisti cercheranno di ridurre i costi di produzione e recuperare competitività aumentando i tempi e i ritmi di lavoro e mantenendo bassi i salari. È dunque prevedibile un ulteriore impoverimento della classe operaia e della maggioranza della popolazione, causato dai deliri della borghesia dell’Unione Europea e dei suoi dirigenti politici che sognano di sconfiggere la Russia e saccheggiare le risorse di quel paese e dell’Ucraina, nella speranza di rilanciare così le proprie economie afflitte dalla crisi.
Per imporre l’economia di guerra e le loro misure “anticrisi”, i capitalisti stanno ovunque restringendo i diritti politici e sindacali della classe operaia, arrivando a limitare gravemente persino le libertà formali della stessa democrazia borghese. La censura di guerra, la disinformazione, la falsificazione della storia, la repressione poliziesca e giudiziaria antioperaia e anticomunista sono ormai pratica quotidiana dell’Unione Europea e dei governi borghesi dei suoi Stati membri, con tratti che ricordano da vicino il fascismo. I comunisti devono opporsi con tutte le proprie forze a questa svolta reazionaria dello Stato borghese, non per difendere un ordine costituzionale che ha comunque sempre garantito lo sfruttamento e la dittatura del capitale, ma per il suo rovesciamento rivoluzionario.
L’imperialismo dell’Unione Europea spinge Zelensky e la sua giunta fascista a proseguire la carneficina del popolo ucraino in una guerra ormai persa, combattuta nell’interesse dei monopoli statunitensi e dell’UE. Le sanzioni e l’economia di guerra dell’UE stanno impoverendo i nostri popoli e distruggendo le forze produttive nei nostri paesi. Inoltre, l’inettitudine e l’avventurismo guerrafondaio della dirigenza dell’UE e della NATO minacciano di trascinare i nostri paesi su un percorso senza ritorno verso la guerra nucleare. La complicità dell’UE nel genocidio israeliano del popolo palestinese a Gaza, il sostegno all’occupazione israeliana della Palestina e la violenza dei coloni sionisti illegali in Cisgiordania sono fatti inaccettabili e ingiustificabili. Mosso da specifici interessi economici, l’atteggiamento degli imperialisti dell’UE verso il popolo palestinese dimostra così il carattere cinico e disumano del capitalismo, che di fronte alla prospettiva del profitto è capace di ogni atrocità. Per queste ragioni, i comunisti devono intensificare la lotta per boicottare i piani di riarmo imperialista, fermare questa deriva irresponsabile verso la guerra, porre fine al sostegno allo Stato assassino di Israele, e battersi per l’uscita dei nostri paesi dalla NATO, dall’Unione Europea e da ogni altra organizzazione imperialista.
Il ruolo della classe operaia in questa lotta è centrale, decisivo e insostituibile, poiché solo essa ha la capacità di bloccare e boicottare direttamente la produzione e la logistica bellica, come hanno dimostrato, non solo in Italia, le recenti mobilitazioni di massa e gli scioperi dei lavoratori in solidarietà con il popolo palestinese. La classe operaia deve diventare il perno di un ampio movimento con orientamento fortemente anticapitalista, che coinvolga i più ampi strati popolari, contro il riarmo e la guerra imperialista, con la consapevolezza che la lotta per la pace è inseparabile dalla lotta per il socialismo-comunismo, poiché la guerra è intrinseca al capitalismo e solo abbattendolo possiamo eliminarla definitivamente.
Condizione essenziale perché ciò avvenga è la presenza, nei nostri paesi, di partiti comunisti e operai forti, ideologicamente saldi nei principi del marxismo-leninismo, con un profondo radicamento politico nella classe operaia, disciplinati sul piano organizzativo e capaci di rispondere alle esigenze del nostro tempo. Per questo, cari compagni, riteniamo che lo slogan principale del vostro congresso, “Un Partito che lotta in ogni condizione”, sia pienamente appropriato e in linea con le necessità di un moderno partito comunista che non si limita a testimoniare, ma vuole davvero cambiare il mondo a favore degli sfruttati e degli oppressi. Dobbiamo impegnarci a fondo per a elevare la preparazione pratica, ideologica e politica dei nostri quadri militanti, affinché siano pronti a rispondere, con tutti i mezzi che si renderanno necessari, a tutte le sfide che dovremo affrontare lungo il cammino della lotta di classe. Solo così potremo rendere i nostri Partiti a pieno titolo l’avanguardia della classe operaia e guidarla vittoriosamente verso la rivoluzione proletaria e la costruzione del socialismo-comunismo.
Con questo spirito vi auguriamo, cari compagni, un congresso proficuo, che rafforzi il vostro Partito, la sua vocazione internazionalista e rivoluzionaria, e che porti alla conquista di nuove e importanti vittorie nella nostra comune lotta per il socialismo-comunismo.
VIVA IL SOCIALISMO-COMUNISMO!
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!
Roma, 31 ottobre 2025
FRONTE COMUNISTA
L’Ufficio Politico del Comitato Centrale







