Alla Presidenza e ai delegati del II Congresso del Partito Comunista (Germania)
Cari compagni,
il Fronte Comunista rivolge un saluto militante ai delegati e alla Presidenza del II° Congresso e, attraverso di loro, a tutti i militanti del Partito Comunista.
Il capitalismo, giunto alla sua fase finale, rivela l’incapacità di risolvere le proprie contraddizioni intrinseche. La crisi capitalistica genera conflitti economici e politici che sempre più spesso si traducono in molteplici focolai di guerra imperialista per il controllo dei mercati, delle materie prime e delle fonti d’energia, delle rotte commerciali, della forza-lavoro a basso costo. Le potenze capitalistiche emergenti come la Cina, l’India e gli altri paesi dei BRICS, con il pretesto del “multipolarismo”, rivendicano una nuova spartizione della ricchezza, proporzionata al loro peso economico, contrastando l’egemonia del blocco imperialista USA-UE-NATO sempre più in crisi anche nei rapporti al proprio interno, il ruolo del dollaro e, più in generale, l’ordine mondiale scaturito dalla temporanea vittoria della controrivoluzione nel 1991. Questa contrapposizione e la competizione tra Cina e USA per il primato all’interno del mondo capitalistico sono alla radice di tutti i correnti conflitti armati, spesso combattuti “per procura” da soggetti diversi, alleati delle principali potenze e blocchi imperialisti e alimentano il rischio di uno scontro militare diretto tra potenze nucleari.
La crisi di egemonia degli USA e del blocco imperialista euro-atlantico da questi guidato, ne aumenta la prepotenza e l’aggressività. Al netto di giustificazioni e pretesti propagandistici, vi sono precise ragioni e interessi economici, politici e geo-strategici che hanno spinto gli USA ad aggredire la Siria, la Nigeria, il Venezuela e, in ultimo, l’Iran, nel tentativo di portare sotto il proprio controllo le fonti di approvvigionamento energetico della Cina per condizionarne la crescita. Questo risponde a una strategia precisa, tesa a contrastare il lento processo di dedollarizzazione dei pagamenti internazionali, la diversificazione delle riserve valutarie, la ricerca di investimenti di portafoglio alternativi ai “Treasuries” (titoli pubblici USA) e lo sviluppo di strumenti diversi dallo SWIFT per le transazioni bancarie al fine di sottrarsi a possibili rischi di sanzioni e ricatti politici. Tutti fattori che mettono a rischio il finanziamento dell’enorme debito pubblico statunitense e il mantenimento del livello dei consumi interni di quel paese, finanziati con la rapina delle risorse altrui, l’importazione di capitale dai paesi “alleati” e l’emissione illimitata di moneta, spingendo gli USA all’azione militare.
In Medio Oriente, rispondono a questa logica sia l’aggressione all’Iran e al Libano, concordate tra Israele e USA, sia quella contro la Siria e lo Yemen, sia il genocidio perpetrato dallo stato assassino di Israele ai danni del popolo palestinese, vittima non solo del criminale disegno coloniale sionista, ma soprattutto dei piani imperialisti del blocco euro-atlantico per lo sfruttamento della ZEE palestinese di fronte a Gaza e la trasformazione di quell’area in uno snodo di gasdotti e oleodotti verso l’Europa in alternativa alle rotte marittime attraverso il Mar Rosso e il Golfo Persico.
Nell’emisfero occidentale, l’inasprimento del blocco economico e della retorica minacciosa contro Cuba socialista, l’aggressione al Venezuela e il rapimento del presidente Maduro, rientrano in questo stesso tentativo degli USA di ripristinare il proprio ruolo dominante nel continente americano, calpestando i popoli e il loro diritto di essere padroni del proprio futuro.
Nell’Unione Europea la crisi capitalistica si manifesta con particolare virulenza, aggravata dalle autolesionistiche sanzioni anti-russe e dalle risorse finanziarie bruciate nel sostegno al corrotto regime fascista ucraino e nella continuazione di una carneficina già persa. L’inflazione, aggravata dal rialzo dei prezzi di petrolio e gas per effetto delle scelte politiche sciagurate della dirigenza UE in relazione alla guerra in Ucraina e dell’aggressione all’Iran da parte di USA e Israele, la recessione nella quale, dopo la Germania, stanno entrando anche gli altri paesi UE, la crescita della spesa militare a scapito della spesa sociale, la compressione di salari e pensioni, l’intensificazione dello sfruttamento della forza-lavoro per rispondere alle esigenze dell’economia di guerra, colpiscono in modo devastante il proletariato e i ceti popolari di tutta l’UE. Inoltre assistiamo a un’involuzione sempre più autoritaria e reazionaria dello stato borghese, che usa la repressione poliziesca e giudiziaria contro la lotta di classe e il dissenso politico per imporre il riarmo e la militarizzazione della società e dell’economia, lo sfruttamento bestiale dei lavoratori e la cancellazione dei loro diritti politici e sindacali, il trattamento disumano verso gli immigrati, con l’istituzione dei “lager” off-shore, dove questi possono essere detenuti senza alcuna tutela giuridica.
In questo quadro, tra i paesi membri dell’UE, in Germania la crisi capitalistica si manifesta nel modo più conclamato, anche in conseguenza delle sconsiderate scelte politiche della dirigenza UE e della classe dominante nazionale. L’estremismo sanzionatorio antirusso ha contribuito a far sprofondare il paese in una recessione che dura da oltre tre anni e che si aggraverà ulteriormente a causa dei crescenti costi degli approvvigionamenti energetici da fonti alternative a quelle russe, di gran lunga le più economiche. Alla situazione di grave crisi il capitalismo tedesco cerca di rispondere con un programma di riarmo nella speranza di riavviare il ciclo di accumulazione, mentre i bisogni reali delle masse popolari restano largamente insoddisfatti. Le conseguenze di queste politiche per il proletariato tedesco sono pesanti, con licenziamenti di massa nel settore manifatturiero, aumento del costo della vita, incremento del tempo di lavoro, ulteriore erosione del welfare. La politica fallimentare della socialdemocrazia anche in Germania ha aperto la strada alla svolta reazionaria e bellicista, incarnata dal cancellierato Merz, e all’avanzata di partiti di destra estrema, come AfD, che cavalcano il malcontento popolare per l’impegno nella guerra imperialista in Ucraina e la complicità nei crimini di Israele, di cui la Germania è il primo partner nell’UE per forniture militari.
Cari compagni, come comunisti abbiamo il dovere di studiare tutti gli aspetti e gli sviluppi della crisi capitalistica a livello nazionale e internazionale e nelle interconnessioni tra questi come supporto teorico che deve informare la nostra azione politica rivoluzionaria, nella convinzione che solo la classe operaia può affrontare questo scenario di conflitto multiforme, in quanto solo essa può bloccare la produzione e la logistica delle armi, come hanno dimostrato in Europa e nel Mediterraneo le mobilitazioni di massa e gli scioperi operai in solidarietà col popolo palestinese. I comunisti, come avanguardia organizzata della classe operaia, hanno il dovere di portare ad un nuovo e più avanzato livello queste mobilitazioni, impedendo che vengano riassorbite da forze riformiste e socialdemocratiche e dando vita a un forte movimento di chiaro orientamento anticapitalista e antimonopolista che sia in grado di battersi contro il riarmo e la guerra imperialista, per l’uscita dei nostri paesi dall’UE, dalla NATO e da qualsiasi altra alleanza imperialista, nella consapevolezza che la lotta per la pace è inseparabile dalla lotta contro il capitalismo che porta in sé il germe della guerra. Dobbiamo, inoltre, essere capaci di collegare la lotta per il miglioramento immediato delle condizioni di vita e di lavoro dei proletari a quella per la presa del potere e l’instaurazione della dittatura proletaria per la costruzione del socialismo-comunismo, senza cadere né nel minimalismo economicista, né nel massimalismo estremista e inconcludente.
Cari compagni, abbiamo avuto più volte modo di apprezzare la vostra coerenza teorica e la vostra saldezza ideologica autenticamente marxiste-leniniste attraverso le vostre pubblicazioni e siamo certi che condividiate con noi l’urgenza di affrontare i compiti che abbiamo di fronte con la dovuta serietà e con l’impegno a costruire, nei nostri rispettivi paesi, un grande e forte Partito Comunista, impenetrabile dall’influenza ideologica della borghesia, convintamente internazionalista, radicato nella classe operaia e capace di affrontare le sfide attuali in qualsiasi condizione e con qualsiasi mezzo utile.
Auspicando un ulteriore rafforzamento delle nostre relazioni bilaterali e lo sviluppo di azioni politiche congiunte, vi auguriamo un proficuo lavoro del vostro II° Congresso, per la crescita del vostro Partito, per passare all’offensiva nell’interesse della classe operaia e della nostra comune lotta per il socialismo-comunismo.
VIVA IL SOCIALISMO-COMUNISMO!
PROLETARI DI TUTTI I PAESI, UNITEVI!
Roma, 17 aprile 2025
FRONTE COMUNISTA
L’Ufficio Politico del Comitato Centrale







