Riportiamo di seguito il testo della dichiarazione del Partito Comunista del Venezuela.
L’Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista del Venezuela (PCV), eletto dal XVI Congresso Nazionale nel novembre 2022, ribadisce la sua più ferma e categorica condanna dei bombardamenti criminali compiuti dalle forze militari degli Stati Uniti contro la città di Caracas e altre località del paese nelle prime ore del 3 gennaio, un’azione che costituisce una grave aggressione alla sovranità nazionale e una palese violazione del diritto internazionale.
Il PCV respinge la detenzione violenta e illegale dei cittadini Nicolás Maduro Moros e Cilia Flores, eseguita nel contesto di questo intervento militare straniero. Gli Stati Uniti tornano ad agire come poliziotto del mondo, applicando le proprie leggi al di fuori del proprio territorio e disprezzando apertamente i principi di sovranità, autodeterminazione dei popoli e non ingerenza. Le leggi statunitensi non hanno alcuna validità in Venezuela e nessuna potenza straniera ha il diritto di imporre la propria volontà con la forza delle armi.
Questa posizione non implica in alcun modo una difesa politica dell’amministrazione autoritaria, antidemocratica, antioperaia e antipopolare di Nicolás Maduro, che ha esercitato il potere di fatto come Presidente della Repubblica. Maduro e la direzione del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV) sono stati responsabili di gravi violazioni della Costituzione, delle leggi e dei diritti politici, del lavoro e sociali delle lavoratrici e dei lavoratori, creando condizioni favorevoli ai piani imperialisti di accerchiamento e aggressione contro il paese.
Sono trascorsi tre giorni dall’aggressione militare del governo di Donald Trump e, fino ad ora, le autorità venezuelane non hanno presentato alcun rapporto ufficiale sulle vittime civili e militari, né sui danni materiali provocati dai bombardamenti, tanto meno una spiegazione dell’incapacità delle forze di sicurezza di individuare e contrastare un’aggressione militare straniera. Questo silenzio non è soltanto inaccettabile, ma anche sospetto. Il paese ha il diritto di conoscere la verità sulle conseguenze di questo atto di guerra.
Donald Trump ha confermato apertamente che la presunta “lotta al narcotraffico” non era altro che un volgare pretesto per mascherare i suoi veri obiettivi: il controllo del petrolio e delle risorse strategiche del Venezuela. Le sue dichiarazioni, nelle quali afferma che governerà il Venezuela e assumerà la gestione delle sue risorse petrolifere, confermano il carattere apertamente neo-coloniale e predatorio di questo intervento.
Il fatto che l’amministrazione Trump abbia reso pubbliche le proprie pretese nei confronti delle nuove autorità venezuelane, tra cui l’accesso privilegiato delle imprese statunitensi alle risorse petrolifere del paese, nonché il divieto di vendita del greggio e la rottura delle relazioni con nazioni che l’amministrazione considera nemiche degli interessi statunitensi, conferma che il conflitto che oggi colpisce il popolo venezuelano si inserisce nella feroce contesa tra potenze imperialiste e nazioni capitalistiche emergenti per il controllo dei mercati, delle materie prime, delle rotte commerciali e delle aree di influenza, nel quadro dell’aggravarsi della crisi strutturale del capitalismo su scala mondiale.
I fatti confermano inoltre quanto il PCV ha denunciato ripetutamente: la dirigenza del PSUV negoziava alle spalle del paese con Washington, mentre il popolo venezuelano veniva trascinato in una profonda crisi politica, economica e sociale. Ne sono prova gli appelli alla “cooperazione” e allo “sviluppo condiviso” lanciati da Delcy Rodríguez di fronte alle minacce e alle imposizioni della potenza imperialista.
Va inoltre sottolineato che questa operazione militare è stata irresponsabilmente promossa dal settore più reazionario dell’opposizione, guidato da María Corina Machado, oggi messa da parte dai suoi stessi alleati, i quali hanno chiarito che né la democrazia né i diritti umani orientano il loro operato, ma che le loro vere ambizioni sono concentrate sul controllo e sull’appropriazione dell’industria energetica venezuelana, anche a costo di mantenere l’attuale regime come proprio braccio esecutivo.
L’ingerenza militare statunitense, sebbene incoraggiata da settori interni, non contribuisce a superare la crisi nazionale; al contrario, la aggrava. Le condizioni di vita del popolo venezuelano continuano a peggiorare, mentre l’élite al potere non adotta alcuna misura per ristabilire i diritti e la dignità della classe operaia. Mettiamo inoltre in guardia dalle pericolose implicazioni del recente decreto di stato d’eccezione, che potrebbe trasformarsi in uno strumento di repressione nelle mani di attori che hanno mantenuto la propria egemonia attraverso il terrore dopo aver perso il sostegno popolare.
Il PCV insiste sulla necessità urgente di costruire una soluzione politica popolare, costituzionale, democratica e sovrana alla crisi. Né l’occupazione né la tutela imperialista, né la prosecuzione del regime autoritario rappresentano soluzioni favorevoli per i lavoratori.
Si proceda all’immediata liberazione di tutte le persone detenute arbitrariamente dopo l’illegittima proclamazione di Nicolás Maduro a presidente, compreso Enrique Márquez, rapito un anno fa per aver richiesto la pubblicazione dei risultati delle elezioni presidenziali, così come di tutti gli attivisti imprigionati per aver lottato e difeso i diritti costituzionali del popolo venezuelano.
Salari e pensioni devono essere sottratti all’abisso nel quale li ha fatti precipitare il programma neoliberista del PSUV. Da questo dipende la dignità delle famiglie dei lavoratori venezuelani.
L’uscita dall’attuale e pericolosa crisi e dalla reale minaccia di un’escalation militare imperialista passa per la fine del regime autoritario e per il ripristino dell’ordine costituzionale, attraverso il ristabilimento delle libertà democratiche e l’immediata convocazione di elezioni presidenziali, con piene garanzie per i cittadini e per le organizzazioni politiche. A tal fine, le attuali autorità del CNE devono dimettersi e i partiti politici, compreso il PCV, devono riacquistare la proprio status giuridico.
La lotta per il ripristino della Costituzione e dello Stato di diritto chiama all’impegno tutte le forze rivoluzionarie, popolari e autenticamente democratiche del paese.
Ufficio Politico del Comitato Centrale del Partito Comunista del Venezuela
Caracas, 6 gennaio 2026







