L’Europa sta affrontando una crisi abitativa profonda e sistemica che sta spingendo la vita di milioni di persone in tutto il continente in un vicolo cieco. Nell’ultimo decennio, nell’UE i prezzi delle abitazioni e gli affitti sono aumentati a un ritmo nettamente superiore a quello dei salari, rendendo le abitazioni dignitose e accessibili irraggiungibili per i lavoratori e le loro famiglie. In tutta l’Unione i prezzi sono cresciuti in modo vertiginoso, i costi di costruzione sono in aumento, mentre gli investimenti pubblici nell’edilizia abitativa sono diminuiti drasticamente. Secondo i dati ufficiali, nell’ultimo decennio (2015–2025) il mercato immobiliare è diventato più caro del 63,6%, mentre gli affitti sono aumentati di almeno il 21,1%. Oltre 1,1 milioni di persone sono senza dimora nell’UE; 18 milioni affrontano una grave deprivazione abitativa; 75 milioni vivono in condizioni di sovraffollamento; 69 milioni abitano in alloggi inadeguati e più di 64 milioni di famiglie faticano a sostenere i costi della casa.
Queste condizioni rendono particolarmente vulnerabili i giovani della classe operaia, le persone con occupazioni temporanee o stagionali, gli anziani con redditi fissi e gli immigrati. Questa situazione si è creata a causa di scelte politiche, non di forze naturali. Non è una questione di scarsità: è la conseguenza diretta delle priorità capitalistiche, che incentivano l’edilizia di lusso più redditizia e standard “verdi” accompagnati da un forte aumento dei materiali da costruzione. L’abitazione delle persone viene trattata come una merce e, in questo contesto, è controllata da gruppi edilizi orientati al profitto, banche e fondi.
L’allungarsi delle liste d’attesa per l’edilizia pubblica, le condizioni di sovraffollamento e le famiglie costrette a destinare una quota insostenibile del proprio reddito all’affitto, insieme a migliaia di persone che vivono in alloggi privi di servizi essenziali, sicurezza, comfort o condizioni igieniche adeguate, dimostrano l’insostenibilità di fondo del sistema capitalistico.
Questo problema crescente non può essere risolto dal “mercato” capitalistico né dai programmi abitativi statali e dell’UE.

La crisi non può essere risolta neppure attraverso le misure di sollievo temporaneo promosse dalla socialdemocrazia, come i sussidi agli affitti, le agevolazioni fiscali, l’edilizia sociale o i dormitori per gli sfrattati. Queste misure rispondono all’esigenza dei governi borghesi di contenere la lotta di classe e, in alcuni casi, sono il risultato di concessioni strappate dalle lotte immediate, ma non forniscono una soluzione definitiva al problema.
Le norme sugli aiuti di Stato dell’UE e le disposizioni del Patto di stabilità e crescita, che obbligano gli Stati membri a limitare il disavanzo annuo al 3% del PIL e il debito pubblico al 60% del PIL, aggravano una situazione già critica. Allo stesso tempo, queste regole vengono spesso violate quando serve agli interessi delle classi capitalistiche europee, come nel caso della militarizzazione.
L’abitazione è un diritto umano. Le risorse, il territorio e le capacità per garantirlo esistono, ma sono bloccati da un sistema votato al profitto capitalistico. Una casa adeguata richiede abitabilità, accessibilità economica, fruibilità, sicurezza, eliminazione della discriminazione e la possibilità di vivere con dignità. Un alloggio stabile e a costi sostenibili è essenziale per l’accesso al lavoro, all’istruzione, ai servizi sanitari e alla vita comunitaria.
I partiti dell’ACE chiedono un massiccio sviluppo di edilizia pubblica di alta qualità; una reale tutela degli inquilini; una rigorosa regolazione degli affitti; la fine degli sfratti che portano alla perdita della casa; l’eliminazione della condizione dei senza dimora attraverso l’assegnazione garantita di un alloggio e misure contro le politiche che sostengono la redditività capitalistica.
I partiti dell’ACE sono in prima linea nella lotta contro le aste immobiliari e lo sfratto delle persone dalla loro abitazione principale e sono solidali con le famiglie colpite. Essi sottolineano che le disuguaglianze abitative sono intrinseche e rappresentano l’esito inevitabile di un sistema economico basato sulla proprietà privata, sul mercato e sulla ricerca del profitto, che genera sfruttamento e può essere superato solo con il suo rovesciamento. Il capitalismo non è in grado di soddisfare i bisogni del popolo.
Solo con il socialismo la casa diventerà un diritto universale e non una merce.







