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Ex Ilva di Taranto. Basta profitti e devastazione ambientale. Tra salute e lavoro, scegliamo entrambi.

Comunicato congiunto dell'UP del FC e della segreteria del FGC

di Fronte Comunista
02/08/2026
in Comunicati & Notizie
Home Comunicati & Notizie

L’Ufficio Politico del Fronte Comunista e la Segreteria Nazionale del FGC esprimono la massima solidarietà ai lavoratori dell’ex-Ilva in sciopero per la difesa del proprio posto di lavoro. La decisione della Corte d’Appello di Milano, che impone la chiusura dell’area a caldo dell’acciaieria entro 90 giorni, è l’ennesimo tassello di un processo disastroso che ha impattato sulla salute di migliaia di lavoratori e cittadini di Taranto, che ha garantito profitti miliardari ai precedenti proprietari dell’acciaieria e che oggi volge al termine, scaricando tutto il proprio peso sulle spalle dei lavoratori.

Denunciamo l’operato del governo Meloni, che, in linea con i governi precedenti, opera per garantire i profitti provenienti dall’ex-Ilva, senza prendere nessuna misura concreta e definitiva sul piano ambientale. Nonostante da decenni i danni ambientali e il loro impatto sulla salute dei lavoratori e degli abitanti di Taranto siano conclamati, i governi che si sono susseguiti hanno agito in modo assolutamente insufficiente a contrastare tutto ciò. Quello dell’ex-Ilva è un modello produttivo obsoleto che, avendo disperso nell’ambiente quantità enormi di inquinanti ed esposto i lavoratori a rischi altissimi, ha consentito per anni ai suoi proprietari e alle aziende dell’indotto enormi profitti. Il prezzo di tutto questo lo hanno pagato e continuano ancora a pagarlo i lavoratori e gli abitanti di Taranto, con morti sul lavoro, infortuni e innalzamento del livello di malattie professionali croniche.

La soluzione ai problemi ambientali non può essere semplicemente la chiusura dell’acciaieria e il sacrificio dei posti di lavoro. Questa soluzione semplicistica percorsa dal governo Meloni, che continua a non agire in modo deciso per una bonifica e una ristrutturazione degli impianti, fa pagare doppiamente i lavoratori, prima mettendo a rischio la loro salute sul posto di lavoro, poi licenziandoli. Le moderne tecniche di produzione dell’acciaio garantirebbero pienamente una produzione sicura, con emissioni di inquinanti drasticamente ridotte e mantenute entro livelli compatibili con la tutela della salute e dell’ambiente. Il governo Meloni preferisce, invece, percorrere la strada della assoluta mancanza di responsabilità, rischiando di lasciare a casa. tra ex-Ilva e indotto, 20.000 lavoratori, chiudendo la più grande acciaieria d’Europa, riducendo ancora di più la capacità produttiva italiana e portando al capolinea la stessa filiera siderurgica italiana.

Si tratterebbe di un tragico epilogo dopo anni di politiche scellerate. Dalla privatizzazione negli anni ’90, con la proprietà della famiglia Riva, che ha incassato profitti miliardari, senza pagare né in sede penale né in sede civile per i danni arrecati alla salute pubblica; alla svendita ad Arcelor Mittal, la cui gestione privata ancora una volta non ha saputo, né voluto, affrontare e risolvere le gravi ripercussioni ambientali. I proprietari privati, dopo avere spremuto dall’ex-ILVA tutti i profitti possibili senza investire in innovazione tecnologica e di processo, hanno lasciato una situazione di profondo dissesto. La “nazionalizzazione” che ne è seguita, ha socializzato perdite e debiti per risanare l’azienda a carico del bilancio pubblico e cederla a una nuova gestione privata. L’ipotesi di vendita alla multinazionale indiana Jindal continua nella stessa direzione di queste politiche disastrose: mettere una pezza temporanea a un problema strutturale, garantendo a un’azienda privata nuovi profitti, dopo che lo Stato si è fatto carico di debiti e ristrutturazione, senza nessuna garanzia per la continuità occupazionale.

Tutte queste politiche fallimentari hanno un filo conduttore: la tutela degli interessi dei padroni, italiani e non. La produzione industriale è compatibile con la protezione dell’ambiente, della salute dei lavoratori e di chi vive vicino a un sito produttivo. Il profitto di pochi parassiti, invece, non lo è.

Per questo il Fronte Comunista e il Fronte della Gioventù Comunista rivendicano un piano straordinario per il mantenimento di tutti i posti di lavoro: immediata nazionalizzazione sotto il controllo operaio e investimenti in moderne tecnologie produttive che riducano drasticamente le emissioni di inquinanti, aumentino la produttività e garantiscano elevati standard di sicurezza per i lavoratori. Sono necessarie, senza ulteriori tentennamenti, opere di bonifica e misure compensative per gli abitanti di Taranto e dintorni. Rivendichiamo l’esproprio senza indennizzo di tutti i beni dei precedenti proprietari delle acciaierie, in particolare della famiglia Riva, a titolo di compensazione parziale dei danni causati ai lavoratori e agli abitanti di Taranto.

Ci schieriamo a fianco della lotta dei lavoratori delle acciaierie e degli abitanti di Taranto per il posto di lavoro, per la difesa dell’ambiente e della propria salute. Saremo al fianco dei lavoratori in sciopero in queste ore e in tutte le attività sindacali per portare il nostro massimo sostegno alla vertenza.

Rompiamo il ricatto tra salute e lavoro. O le nostre vite o i loro profitti!

Tag: Fronte Comunistafronte della gioventù comunistagoverno Meloniilvalavoratorilottalotte operaiemobilitazionetaranto
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