Riportiamo di seguito il testo della dichiarazione congiunta proposta dal Movimento Socialista del Kazakistan ai Partiti Comunisti e Operai (Solidnet).
In Uzbekistan, un tribunale ha condannato a 4 anni e 2 mesi di reclusione il giornalista locale di orientamento socialista Aziz Khakimov, in base all’articolo sull’«istigazione all’odio», per alcune dichiarazioni contro la riabilitazione di esponenti del movimento basmaco del 1918-1944, ossia di formazioni che combatterono con le armi contro il potere sovietico, nel tentativo di restaurare il potere dei mullah, dei ricchi e dei signori feudali.
Alla base dell’accusa vi era la seguente dichiarazione: «Se consideriamo la questione dal punto di vista giuridico, attualmente in Uzbekistan si sta preparando l’esaltazione della memoria di crudeli assassini e terroristi. I distaccamenti basmachi erano, in forma molto primitiva, analoghi all’ISIS e altre organizzazioni terroristiche di più recente formazione».
Inoltre, Aziz Khakimov aveva condannato l’iniziativa del partito parlamentare «Milliy Tiklanish» volta a vietare i simboli dell’URSS e dell’ideologia comunista in Uzbekistan, nonostante il Partito Comunista fosse stato sciolto dalle autorità già nel 1994. In tribunale è stato inoltre accusato di aver pubblicato manifesti sovietici risalenti al periodo della Grande Guerra Patriottica, ma per questo capo d’accusa è stato assolto.
Il processo si è svolto a porte chiuse e gli atti del procedimento sono stati secretati. È evidente che questa sentenza si inserisce nel processo di riabilitazione e glorificazione, nelle repubbliche dell’Asia centrale e del Caucaso meridionale, di esponenti dei movimenti nazionalisti borghesi e delle formazioni collaborazioniste che combatterono nelle file della Wehrmacht nazista e delle unità musulmane delle SS, oggi presentati come partecipanti alla «lotta di liberazione nazionale».
Lo stesso discorso vale per la condanna alla reclusione, in Azerbaigian, di quattro giovani comunisti. All’inizio di agosto, un tribunale di Baku ha condannato Ibrahim Asadli e Abdullah Ibrahimli a due anni di reclusione ciascuno, mentre Elchin Bayramli e Mehman Zeynalov sono stati condannati a un anno e mezzo ciascuno, unicamente per aver esposto le bandiere dell’URSS e della RSS Azera. La loro «colpevolezza» sarebbe stata inoltre dimostrata anche dal possesso di letteratura marxista e di dischi contenenti video di discorsi dei dirigenti sovietici, sequestrati durante le perquisizioni. In precedenza, Saleh Samedov, presidente del Consiglio degli anziani del distretto di Imishli, era stato condannato per aver utilizzato la bandiera sovietica durante le celebrazioni del 9 maggio. Queste repressioni non sorprendono, considerata la dichiarazione del presidente Ilham Aliyev secondo cui l’Azerbaigian sarebbe stato una colonia dell’Unione Sovietica.

È evidente che processi di questo tipo e le condanne al carcere inflitte ai sostenitori del socialismo mirano a intimidire tutti coloro che si oppongono alle riforme antisociali, alle privatizzazioni e alla mercificazione dell’istruzione e della sanità, così come coloro che condannano apertamente il processo di riabilitazione dei combattenti basmachi e dei collaborazionisti nazisti negli Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Turchi. Ciò rappresenta inoltre una conseguenza logica delle massicce campagne di ridenominazione condotte nell’ambito della cosiddetta decomunistizzazione, nonché delle iniziative tuttora promosse da singoli deputati e da interi partiti nei parlamenti di Uzbekistan, Kazakistan e Azerbaigian per mettere al bando l’ideologia comunista.
Chiediamo l’immediata liberazione di Aziz Khakimov, dei sostenitori del comunismo in Azerbaigian, nonché di tutti i blogger e giornalisti degli Stati membri dell’Organizzazione degli Stati Turchi che sono stati condannati a pene detentive per le loro idee!
Partiti SolidNet firmatari:
- Partito Algerino per la Democrazia e il Socialismo
- Partito del Lavoro dell’Austria
- Partito Comunista del Bangladesh
- Partito Comunista di Danimarca
- Partito Comunista di Grecia
- Partito dei Lavoratori d’Irlanda
- Partito Comunista d’Irlanda
- Movimento Socialista del Kazakistan
- Partito Comunista del Messico
- Partito Comunista Palestinese
- Partito Comunista del Pakistan
- Partito Comunista delle Filippine [PKP 1930]
- Partito Comunista di Polonia
- Partito Comunista della Federazione Russa
- Comunisti di Serbia
- Partito Comunista dei Lavoratori di Spagna
- Comunisti della Catalogna
Altri partiti firmatari:
- Fronte Comunista (Italia)
La Dichiarazione Congiunta è aperta a ulteriori sottoscrizioni.







