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Votiamo NO al referendum costituzionale. In piazza il 14 marzo per un NO sociale

Dichiarazione dell'Ufficio Politico del FC e della Segreteria nazionale FGC

di Fronte Comunista
13/03/2026
in Politica & Economia
Home Comunicati & Notizie Politica & Economia

I comunisti voteranno NO al referendum costituzionale del 22 e 23 marzo, che determinerà l’approvazione o il respingimento popolare della riforma costituzionale approvata dal governo Meloni in materia di giustizia.

In questi mesi le forze di governo, che temono seriamente una sconfitta nel referendum, si stanno sforzando di fare appello al voto popolare in sostegno al proprio progetto presentando la riforma della giustizia come necessaria agli interessi del popolo italiano, della gente comune, della “democrazia” italiana e della stabilità nazionale. La campagna referendaria non avviene nel merito effettivo della riforma ma, nei fatti, sulla base di appelli sulla necessità di riformare la giustizia per permettere al governo di andare avanti sulla propria strada e non permettere ai tribunali di “intralciare” il lavoro della politica.

Nelle ultime settimane, si sono intensificati gli appelli aperti al voto per “dare uno schiaffo ai giudici”, presentando la magistratura come responsabile delle frustrazioni e dell’ingiustizia quotidiana che il popolo vive sulla propria pelle. Viene promossa e spacciata per vera l’idea che l’ingiustizia di cui milioni di persone sono vittime dipenda da una postura “ideologica” dei giudici, e non invece dal carattere di classe della giustizia e da un sistema strutturalmente fondato sullo sfruttamento, la disuguaglianza, lo schiacciamento dei diritti dei molti in nome del profitto di pochi.

I mezzi di comunicazione vicini al governo compartecipano a questa campagna referendaria nei modi più subliminali, ad esempio strumentalizzando con narrazioni arbitrarie vicende di cronaca come quella della c.d. “famiglia nel bosco”, o garantendo una notevole sovraesposizione mediatica a casi di presunti errori giudiziari.
Le caratteristiche di questa campagna referendaria rendono evidente la putrescenza della moderna “democrazia liberale” borghese che, lungi dall’essere fondata sulla reale partecipazione popolare alle decisioni sulla vita pubblica, considera i popoli e i lavoratori come niente più che “pacchetti di voti” da conquistare, manovrare e gestire attraverso la manipolazione dell’informazione di massa, per dare una parvenza di legittimità ai progetti del grande capitale.

Nel merito della riforma costituzionale, abbiamo molto chiaro che questa non ha nulla a che vedere con il bisogno di un sistema giudiziario più giusto, che garantisca una giustizia accessibile, più rapida e snella al servizio dei cittadini e del popolo.

Ci appare chiarissimo che il vero tema della riforma non è la “separazione delle carriere”, ma piuttosto la creazione di due CSM separati entrambi spogliati della funzione disciplinare, in combinato disposto con un meccanismo di sorteggio dei loro membri – c.d. “togati” e “laici” – che incrementerà il controllo da parte dei partiti politici borghesi – e in particolare della maggioranza di governo – sulla magistratura riducendo invece l’autonomia delle correnti politiche “interne” a quest’ultima. Se vincesse il SÌ, infatti, il peso effettivo dei membri “laici”, sorteggiati da un listino bloccato nominato dal parlamento, aumenterebbe enormemente rispetto a quello dei membri “togati” sorteggiati tra tutti i magistrati d’Italia.

L’insieme delle modifiche introdotte dalla riforma costituzionale non si riduce a un insieme di fatti “tecnici” – e in quanto tali liquidabili come “di scarso interesse” per chi estraneo alla materia – ma costituisce piuttosto un fatto politico che va letto nel contesto dello scivolamento del sistema politico italiano verso una spirale di matrice autoritaria, reazionaria e repressiva, similmente a ciò che accade negli Stati Uniti e in altri paesi dell’UE. Il tentativo del governo Meloni di affermare una maggiore influenza del governo nella giustizia e di ridimensionare i cosiddetti “contrappesi” previsti dall’assetto costituzionale va considerato alla luce dei numerosi “decreti sicurezza” che introducono decine di nuovi reati, pene inasprite per chi sciopera o partecipa a manifestazioni, tolleranza per l’arbitrio e gli abusi di polizia, l’abolizione del reato di abuso d’ufficio per i colletti bianchi, ecc. Va letto assieme all’ondata di denunce e misure cautelari che ha attraversato l’Italia dopo le grandi manifestazioni dell’ottobre e novembre 2025: una vera e propria rappresaglia “giudiziaria” (in realtà tutta politica) fatta di misure spesso totalmente arbitrarie e destinate a cadere in pochi mesi. O, ancora, va letto assieme ai fatti di cronaca sui giornalisti spiati dal governo con software-spia sui loro telefoni, o alle infiltrazioni di partiti e organizzazioni politiche con agenti di polizia ammesse e giustificate dal Ministero dell’Interno.

Dopo anni di spauracchi ipocriti agitati del centro-sinistra che ha chiamato alla convergenza elettorale nel “campo largo” in nome dell’antifascismo, oggi ci troviamo nella situazione di dover costruire – nei fatti e non a parole – un’alternativa popolare, operaia e combattiva ai piani di comprimere le libertà politiche e democratiche oggi garantite in Italia.

Votiamo No al referendum costituzionale. In piazza il 14 marzo per un No sociale

Bisogna raccogliere questa sfida, e assumersene la responsabilità, nella consapevolezza che il contesto in cui avviene tutto questo è quello della guerra imperialista e della competizione internazionale tra le potenze capitalistiche, che vede nuovi sviluppi proprio in questi giorni con l’attacco di USA e Israele contro l’Iran, nel quadro della competizione internazionale del campo euro-atlantico con la Cina e la Russia. È il contesto della corsa al riarmo e dell’economia di guerra, in nome della quale si chiedono e si chiederanno sempre più sacrifici al popolo.

Il tentativo di irreggimentare la società, di introdurre sempre più strumenti per reprimere il dissenso, di incrementare il controllo e l’influenza del governo su settori sempre maggiori della vita pubblica (giustizia, informazione, cultura, ecc.), corrisponde a quello che, storicamente, è la tendenza più generale alla compressione delle libertà politiche e democratiche da parte degli Stati capitalisti nell’epoca della competizione imperialista.

Per tutte queste ragioni, pensiamo sia attuale e necessario, anche in relazione alla crescente attenzione nei confronti del referendum, promuovere e costruire l’identificazione con l’idea di un NO “sociale”, contrapposto cioè al “no” delle forze del centro-sinistra, dei liberali e della socialdemocrazia (PD-M5S-AVS), cioè di quelle forze che si candidano ad “amministrare” questo sistema e a difendere gli interessi e le ambizioni del capitale italiano.

Il 14 marzo il Fronte Comunista e il FGC saranno in piazza a Roma, alla manifestazione nazionale convocata dal “Comitato per il NO sociale”, con concentramento in Piazza della Repubblica alle ore 14.
Lavoriamo e lavoreremo affinché il NO espresso il 22 e 23 marzo sia il no gridato da lavoratori e lavoratrici, studenti e studentesse, pensionati, autoctoni e immigrati. Il NO di tutte e tutti gli sfruttati che vivono sulla propria pelle l’ingiustizia di questo sistema.

Ufficio Politico – Fronte Comunista (FC)
Segreteria Nazionale – Fronte della Gioventù Comunista (FGC)

Tag: governo Melonireferendum
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