Il diritto al riposo e al tempo libero è un diritto sociale, così come lo è il diritto al lavoro. Esso riguarda la salute, la cultura e anche lo sport. Questo diritto è stato conquistato ed è tuttora oggetto della lotta di classe per la tutela delle capacità fisiche e intellettuali dei lavoratori. La conquista delle ferie retribuite e la riduzione dell’orario di lavoro ne sono solo due esempi.
Tuttavia, anche quando viene conquistato, sotto il capitalismo questo diritto è sempre limitato nella pratica o sottoposto ad attacchi. Oggi l’Unione europea cerca di affermarsi come forza militare e politica strategicamente autonoma nelle contraddizioni interimperialistiche, e uno degli strumenti con cui persegue questo obiettivo è l’attacco ai diritti fondamentali dei lavoratori. Così, mentre l’Unione europea ha fissato in quattro settimane annue la soglia minima delle ferie retribuite, attraverso la Commissione europea organizza pesanti tagli ai finanziamenti destinati, tra gli altri, alla cultura e al patrimonio culturale, per destinare sempre più risorse agli armamenti. La politica dell’UE, che taglia le pensioni e costringe i lavoratori pensionati a rientrare nel mercato del lavoro, li priva del diritto alle vacanze e al tempo libero, mentre si procede verso un’economia di guerra in aperto contrasto con i bisogni popolari.
L’accesso alle vacanze e al tempo libero è reso ancora più difficile dal dominio dei grandi monopoli del turismo. I dati ufficiali indicano che il 30% della popolazione non va in vacanza nemmeno una volta all’anno, mentre durante l’estate è costretto ad affrontare ondate di caldo sempre più soffocanti.
Le intense ondate di calore che hanno colpito la classe operaia e gli strati popolari nel mese di giugno, provocando migliaia di morti, dimostrano ancora una volta il carattere disumano del capitalismo. L’assenza di adeguate misure di tutela nei luoghi di lavoro e di una pianificazione urbana capace di rispondere ai cambiamenti climatici è il risultato della ricerca del profitto da parte del capitale, della strategia “verde” dell’Unione europea, dei governi e del capitale, nonché della scelta di destinare centinaia di miliardi non alla prevenzione delle calamità naturali, ma alle guerre imperialiste. Allo stesso tempo, il capitalismo e l’Unione europea imperialista favoriscono la concentrazione dei trasporti, dell’edilizia abitativa e della cultura nelle mani di un pugno di monopoli. Di conseguenza, nell’Unione europea i prezzi delle abitazioni sono aumentati di oltre il 5% dal 2025, una crescita dovuta alla speculazione dei gruppi imprenditoriali e all’aumento dei canoni di locazione, sempre più concentrati nelle mani di pochi. L’ambiente e i quartieri popolari vengono messi in pericolo da un turismo orientato esclusivamente al profitto dell’industria turistica capitalistica, così come dalla privatizzazione e dalla mercificazione degli spazi naturali e dei luoghi di vita attraverso i partenariati pubblico-privati, sempre a scapito della loro tutela e della loro razionale manutenzione.
Inoltre, sulla base del piano di lavoro pluriennale dell’UE dell’Agenda europea per il turismo 2030, questa concentrazione dei monopoli del turismo comporta anche uno sfruttamento brutale dei lavoratori del settore alberghiero e turistico, costretti a rapporti di lavoro sempre più flessibili, a contratti precari durante la stagione estiva e a operare in condizioni climatiche sempre più difficili. Pensiamo in particolare ai lavoratori migranti, donne e uomini, e ai giovani, che subiscono uno sfruttamento spietato.

Sosteniamo le lotte dei lavoratori stagionali del settore alberghiero, della ristorazione e del turismo, così come le lotte per gli aumenti salariali e per le ferie, per vacanze dignitose e per il diritto al tempo libero.
Solo la rivoluzione e la costruzione del socialismo, attraverso la pianificazione centralizzata dell’economia, hanno consentito e consentiranno alla classe operaia e agli strati popolari di conquistare un autentico progresso sociale anche nel campo del tempo libero, della cultura e delle vacanze. La giornata lavorativa di otto ore, in contrapposizione alle dieci o dodici ore, fu introdotta appena quattro giorni dopo la presa del potere da parte dei bolscevichi nel 1917. L’Unione Sovietica fu il primo Paese a introdurre le ferie retribuite negli anni Trenta. Per i lavoratori le vacanze, comprese le spese di trasporto e di alloggio, erano gratuite.
Solo l’organizzazione e la pianificazione centralizzata della produzione sociale possono garantire la tutela dell’ambiente e della cultura, sottraendole alla logica del profitto capitalistico.
Per questo, la lotta dei lavoratori del turismo e del lavoro stagionale, così come la rivendicazione del diritto a un tempo libero e a un riposo dignitosi, non possono essere separate dalla lotta per il rovesciamento del capitalismo, con i comunisti in prima linea.







